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Lunedì, 4 Marzo 2024
il commento

Paola Ferrari e la querela a Mino Raiola: "Mi ha offeso, ricorro in appello"

Il Tribunale di Roma ha dato torto alla giornalista condannandola a pagare le spese processuali nella causa per diffamazione intentata da lei contro il procuratore di Gigio Donnarumma

Paola Ferrari commenta la sentenza del Tribunale di Roma che le ha dato torto condannandola a pagare le spese processuali nella causa per diffamazione intentata contro Mino Raiola, il procuratore del portiere della Nazionale Gigi Donnarumma.

I fatti risalgono al 2017, quando Raiola convocò una conferenza stampa nella sua casa di Montecarlo per rispondere al tweet con cui la giornalista criticava l'atteggiamento attendista di Donnarumma, teso a ottenere un vantaggio economico nel rinnovo del suo contratto con il Milan. Il procuratore in quell'occasione mandò per più volte 'a quel paese' la giornalista (usando una terminologia ben più colorita di questa), senza mezze parole e a microfoni aperti, accusandola anche di aver sposato un uomo (Marco De Benedetti) che, gestendo il gruppo Carlyle, avrebbe il pensiero del denaro in ogni momento della giornata.

"Sono della linea che le sentenze vanno accettate, ma ricorrerò comunque in appello: è stato gravissimo che Carmine Raiola abbia convocato una conferenza con tutti i giornali ed emittenti, nella quale ha fatto un attacco preciso a una critica che avevo espresso con toni non volgari", il commento di Paola Ferrari impegnata attualmente con Euro2020 su Rai1: "Questa offesa è stata ripetuta più volte. E oltre alla parolaccia reiterata, c'è il fatto di denigrare una giornalista che lavora da 18 anni e che esercita il suo dovere di critica. Non si può permettere di essere insultati anche attraverso i mezzi di stampa, come concetto e come precedente".

"Questa decisione del giudice - che sentenzia ‘si è trattato di un generale fenomeno di impoverimento del linguaggio e del costume’, avverte la Ferrari - ancora non fa giurisprudenza, dato che ricorrerò in appello. Ma da domani, se la sentenza fosse confermata, tutti potrebbero offendere liberamente. E anche indire una conferenza al fine di insultare".

"Se sulla sentenza sia pesata la mia simpatia verso la destra? Non faccio della dietrologia, il mio lavoro non contempla ragionamenti di questo tipo – dice ancora la Ferrari – Rispetto la decisione del giudice anche se ricorrerò in appello. Così come rispetto, in questo senso, l’opinione di un quotidiano autorevole come Libero. Si è parlato molto di magistratura politicizzata ma questo non mi interessa, perché per me la magistratura è un faro di riferimento assoluto. In ogni caso - conclude - penso che il ministro della Giustizia dovrebbe trovare un minuto per riflettere sul ruolo del giornalismo e sul fatto che si possano esprimere delle critiche. E’ grave insultare chiunque, ma il giornalista ha un ruolo più esposto nel suo esercizio del dovere di critica e allora bisogna tutelarlo".

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