Mercoledì, 17 Luglio 2024

L'editoriale

Chiara Tadini

Responsabile redazione

Il monologo sulla maternità di Chiara Francini è un'occasione mancata

Non avrei mai pensato di ritrovarmi a scrivere un commento a un monologo di Sanremo, proprio io che di Sanremo non ho seguito neanche cinque minuti come ogni anno. Però questo monologo, visto il tema di mio interesse, me lo hanno segnalato in tanti. Così ho deciso di guardarmelo e sì, effettivamente è un monologo interessante che merita una riflessione più approfondita. Stiamo parlando del monologo di Chiara Francini, tanto discusso sia per la tematica - la maternità, in Italia troppo spesso ancora un tabù -, sia per l'orario di messa in onda - relegato all'1.40 di notte, poco prima del gran finale.

Dopo aver ascoltato attentamente il monologo mi sono chiesta: mi è piaciuto? Diciamo "nì". O meglio, mi è piaciuto, ma solo in parte. Questo monologo ha avuto il grande merito di squarciare il velo su un tema ancora troppo poco dibattuto, che a parlarne sembra quasi si faccia peccato: la maternità mancata e la scelta di non essere madri. E la Francini il tema lo ha portato sul primo canale della tv di Stato in quella che è la trasmissione per eccellenza, quindi tanto di cappello.

Passiamo alla parte che non mi ha convinto. L'attrice ricorda del momento in cui tutte le sue amiche intorno a lei iniziavano a "figliare" e lei si ritrovava a non sapere come reagire agli annunci delle liete novelle, perché "la gente incinta è violenta e vuole solo essere festeggiata. E non c'è spazio per il tuo dolore, per la tua solitudine". Io ho 32 anni, non ho figli e già da qualche anno ho iniziato a vedere le amiche "figliare" (termine animalesco che non mi piace molto) e il numero di passeggini presenti agli aperitivi della domenica pomeriggio aumentare di anno in anno. Eppure, pur non avendo figli, ho sempre festeggiato con loro all'annuncio dell'arrivo del nascituro. Certo, se io stessi cercando di avere un figlio senza riuscirci forse il mio sarebbe un festeggiamento diverso, inevitabilmente persuaso dall'invidia del "perché tu si e io no?"; ma sono convinta anche del fatto che, in quel caso, le mie amiche sarebbero in grado di capire il mio duplice sentimento, quello di gioia e quello di tristezza. Forse Francini ha semplicemente avuto le amiche sbagliate, chissà.

Andando avanti col monologo, a un certo punto l'attrice parla della sua carriera di successo: "Io continuavo a fare le mie cose sempre meglio, sempre guadagnandoci di più, con sempre più persone che mi guardavano e mi amavano. E poi a un certo punto io mi sono accorta che il tempo passava e che se non mi sbrigavo io, forse, un figlio non lo avrei mai avuto". In Italia avere una carriera di successo e al contempo diventare madre, per una donna, è un'impresa quasi impossibile. E questo è giusto sottolinearlo, perché ancora credo non se ne abbia la giusta percezione, o addirittura si dà per scontato che una donna debba e voglia rinunciare alla carriera nel momento in cui diventa madre, perché essere madre deve "bastarti".

Quello che non mi convince, però, è quel "se non mi sbrigavo". Tutte sappiamo che le lancette del nostro orologio biologico scorrono e che la maternità è possibile solo fino a un certo punto della vita. Ma può questo giustificare uno "sbrigarsi"? Mi spiego meglio: se oggi non voglio avere un figlio, né so se mai lo vorrò, posso arrivare alla decisione di farlo comunque "perchè poi magari un giorno lo vorrò e non potrò più farlo e quindi mi pentirò di quella scelta"? La risposta secondo me è: no. Fare un figlio è una decisione enorme che comporta conseguenze enormi (e bellissime, se davvero la maternità è stata desiderata). E se poi quel giorno, invece, non arrivasse mai? Se non dovessi mai pentirmi di aver deciso di non avere figli? Non è forse meglio continuare a vivere facendo quello che ci si sente di fare e, al limite, un giorno decidere di adottare (certo, con tutte le difficoltà che comporta un'adozione in Italia, altro problema troppo poco dibattuto)? "Pensi di aver aspettato troppo", dice la Francini. No: se hai aspettato è perché in quel momento un figlio non lo volevi, o non te lo potevi permettere (ma in quest'ultimo caso ci si addentra in un altro problema ancora).

E allora no, non hai sbagliato, non devi pensare di "essere una fallita". "Io da qualche parte penso di essere una donna di merda perchè non so cucinare, non sono sposata e non ho avuto figli - dice l'attrice - Lo so che razionalmente non è così, però c'è questa voce, esiste, e io alla fine penso che abbia ragione lei, che io sia sbagliata". La voce di cui parla la Francini è reale: è la società, che ancora oggi ci porta a pensare che una donna che non ha avuto (e/o voluto) figli sia sbagliata. Però, Francini, non soccombere a quella voce, non darle ragione. Soprattutto non farlo in mondovisione. Sii più chiara, fallo per tutte quelle donne-non-mamme che come te si sentono sbagliate e che meriterebbero di sentire un'altra donna-non-mamma che dica loro: no, non sei sbagliata. Certo, possiamo sentirci tali, ma stai tranquilla e cammina a testa alta: non sei sbagliata. Sul palco dell'Ariston sei investita di un ruolo, ed è bellissimo che tu abbia trovato il coraggio di svelare le tue insicurezze così apertamente. Però, proprio in virtù di quel ruolo di cui sei investita, credo che sarebbe giusto anche fare un passo in più, esporre il problema come hai fatto ma anche analizzarlo. Perchè ci sentiamo sbagliate? E' giusto sentirsi così? O è forse la società che ci impone di sentirci tali? Parlane, vai oltre, altrimenti il rischio è solo quello di rafforzare quel sentimento di fallimento nelle donne-non-mamme in ascolto.

"Forse sei proprio tu che non vuoi venire da me, perché credi che io mi sia dimenticata di te, che io mi sia dimenticata della vita. Perché avevo troppo da fare. Ma io volevo solo essere brava, io volevo solo essere preparata, io volevo che tu fossi fiero di me". Anche questo credo sia un pensiero che, inevitabilmente - e sicuramente inavvertitamente - porta una donna-non-mamma a sentirsi ancora più in colpa. Avevo "troppo" da fare. Chi ha deciso che era "troppo? Volevo solo "essere brava", "essere preparata". E' forse una colpa cercare di essere brave, soprattutto in un mondo che insegue il mito dei "laureati da record" e che ci vuole sempre più brave e sempre più competitive? E' forse una colpa voler essere "preparate" prima dell'eventuale arrivo di un bambino?

Io credo che, in fondo, Francini la pensi come me; ma forse su quel palco le è mancata la forza di prendere una posizione decisa, di rivolgersi alle donne-non-mamme come lei e di dire a chiare lettere: "Sì, anche io mi sento sbagliata come voi. Ma non lo siamo".

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