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Lunedì, 15 Aprile 2024

21 febbraio 2020, 3 anni fa iniziava l'incubo Covid-19 in Italia

Oggi la pandemia non è ancora finita ma il SarsCov2 fa meno paura

Milano, 21 feb. (askanews) - "Scuole, edifici pubblici e locali chiusi, divieto di ingresso anche in ospedale. Codogno chiude per Coronavirus dopo un'ordinanza del sindaco in seguito ai sei casi accertati in zona, i primi in Lombardia".

21 febbraio 2020, l'orologio riparte da qui. Da quel pomeriggio di 3 anni fa quando tutti noi abbiamo iniziato a fare i conti con un nemico sconosciuto e subdolo, fino ad allora ritenuto lontano. Sbagliavamo.

Wuhan era "dietro l'angolo" e il coronavirus SarsCov2 era già tra noi. Proprio a Codogno, in provincia di Lodi, poche ore prima era stato diagnosticato il primo caso di Covid-19 in Italia; il "paziente zero" Mattia Maestri che forse tanto zero non lo era affatto. Il giorno dopo i casi erano già 6 ma l'orrore era appena cominciato.

Pochi giorni e l'Italia sarebbe diventata l'epicentro europeo di una pandemia che, nella forma e nella sostanza - circa 26 milioni di contagi e 190mila morti dopo - non è ancora finita.

Walter Ricciardi, all'epoca consigliere scientifico del Ministero della Salute per l'emergenza Covid-19

"Sono stati anni difficili, soprattutto i primi mesi - ha spiegato - sono stati molto difficili da parte nostra, di scienziati, per far capire alla politica che bisognava agire con decisione, anche con delle decisioni inaudite come, appunto, il lockdown. E, però, sono stati anni in qualche modo di grande soddisfazione perché di fatto o, perlomeno nel nostro Paese, i governi hanno seguito l'evidenza scientifica".

I Dpcm del governo Conte, il lockdown, le zone rosse e gialle, le terapie intensive al collasso. E ancora le bare di Bergamo, i concerti sui tetti, lo smartworking, la solidarietà internazionale, i drive through per i tamponi, l'impegno della Difesa, i voli sanitari... e poi i vaccini e una flebile luce in fondo al tunnel.

A 3 anni da quei tragici momenti nelle comunità più colpite come Codogno, Vo Euganeo e Milano il presidente della Croce Rossa Italiana, Rosario Velastro ha voluto rendere omaggio ai sanitari e ai volontari che, per primi, hanno iniziato una guerra che ancora oggi continua.

"Da una pandemia, da un disastro o si esce tutti insieme o si esce male - ha detto - questa è la lezione che dovremmo aver imparato alla fine di questa emergenza sanitaria è poi è confluita un una crisi economico-sociale che purtroppo ha coinvolto tutti. Non è possibile lasciare più vulnerabili, le persone sole".

Tre anni dopo, il virus circola ancora sebbene faccia meno paura; e gli scienziati sperano che la lezione sia servita a preparare piani d'emergenza per non farsi travolgere anche dalla prossima, inevitabile, pandemia.

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