Domenica, 25 Luglio 2021

A Roma torna alla luce un cippo dell'epoca di Claudio

Delimitava i confini dell'urbs. Esposto all'Ara Pacis

Milano, 16 lug. (askanews) - Un raro cippo pomeriale di travertino, ritrovato ancora infisso nel terreno, testimonianza della storia e soprattutto dello sviluppo dell'Urbe e del suo ampliamento. È questo il tesoro archeologico riportato alla luce a Roma nel corso degli scavi per la realizzazione del progetto di riqualificazione di piazza Augusto Imperatore. Il cippo, grazie all'iscrizione, può essere ricondotto con assoluta certezza all'imperatore Claudio e, dunque, all'ampliamento del pomerio da questi effettuato nel 49 d.C., stabilendo il nuovo "limite" - sacro, civile e militare - della città.

Ritrovato in occasione di un approfondimento per la messa in opera del nuovo sistema fognario della piazza, il cippo (193cmx74,5cmx54cm) si può ammirare nella Sala Paladino del Museo dell'Ara Pacis, dove si trova il calco della statua dell'imperatore Claudio. "Il pomerio era la cinta sacra che distingueva l'area dell'urbs da quella extra urbana", ha spiegato il direttore dei musei archeologici di Roma, Claudio Parisi Presicce: "All'interno del pomerio tutti avevano gli stessi diritti. Modificare i confini, e allargare i confini, significava includere qualcuno all'interno dell'urbs. Questo ha un significato politico: Claudio fu il primo ad ammettere nel Senato di Roma i primores della Gallia, i cittadini più importanti della Gallia, che lui aveva conquistato".

Proprio per la sua importanza e per i suoi significati, il pomerio veniva modificato molto raramente. L'autore dei cambiamenti si pone come "nuovo fondatore" della città. Ed è proprio questo che, con l'andamento segnato dai suoi cippi, fece Claudio.

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