Giovedì, 4 Marzo 2021

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Assalto al Congresso, come Trump ha infiammato gli estremisti

Dalle accuse di frodi alle aperture ai suprematisti bianchi

Milano, 7 gen. (askanews) - La strada che ha portato fino all'assalto del Congresso a Washington è stata imboccata mesi fa, ed è lastricata dai tweet divisivi e polemici, da dichiarazioni false sulle elezioni e dal linguaggio ambiguo di Donald Trump nei confronti degli estremisti.

"Il 2020 sarà l'anno delle elezioni più innacurate e fraudolente nella storia". Era luglio, mancavano ancora 4 mesi al voto, quando il presidente in carica cominciava a focalizzare la sua campagna elettorale sul tema delle elezioni truccate, in particolare puntando il dito contro il voto via posta.

"Voliamo garantire che le elezioni siano oneste ma non sono sicuro che possano esserlo. Non so cosa possa accadere, ci sono schede elettorali non richieste", diceva a settembre. Un ritornello ribadito sui social e nei comizi, diventato ancora più insistente dopo la vittoria di Joe Biden, fra accuse di frodi, ricorsi; azioni tutte finite in nulla dal punto di vista legale e rimaste solo parole che però hanno infiammato tutta una parte di popolazione. In particolare quelle frange estremiste, bianchi suprematisti, razzisti, che Trump ha sempre blandito con dichiarazioni ambigue.

A partire dall'invito "stand back, stand by", "fate un passo indietro e aspettate" rivolto al gruppo di estrema destra "Proud boys" durante il dibattivo tv con Joe Biden.

E prima ancora a Charlottesville, era agosto, quando di fronte a una ragazza uccisa durante una manifestazione di Black Lives matter da un estremista di destra che si lanciò sulla folla con la macchina, Trump non fece distinzioni fra vittime e carnefici.

"Credo che ci siano colpe da ambo le parti e non ho dubbi su questo. C'erano molte persone in quel gruppo che dimostravano innocentemente e legalmente, perché loro avevano un permesso e l'altro gruppo no. Quindi dico solo questo: ci sono due versioni di ogni storia".

Segnali continui trasformati in una chiamata all'azione dopo le elezioni. Come nel tweet del 19 dicembre in cui invitava a presentarsi a Washington nel giorno della proclamazione di Biden, il 6 gennaio: "Siateci" diceva, incitando a protestare "senza freni". E così è stato.

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