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Autocertificazioni e uscite, i rischi secondo l'avvocato Assumma

Carcere per chi falsifica;al 25 marzo 100mila procedimenti penali

Roma, 10 apr. (askanews) - Pasqua e Pasquetta blindate nell'Italia del lockdown, con supermercati e alimentari chiusi anche domenica e lunedì in tutto il Paese per fare in modo che gli italiani non escano a fare la spesa e controlli rafforzati per chi tenta di raggiungere le seconde case nel lungo weekend festivo.

Mentre si prospetta un prolungamento delle misure restrittive anti-coronavirus, fino al 3 maggio, abbiamo chiesto all'avvocato penalista Piergiorgio Assumma, di chiarire alcuni punti non sempre chiari riguardanti le varie normative che si sono susseguite dall'inizio dell'emergenza, in particolare l'incubo delle autocertificazioni, che contengono il rischio di una condanna fino a due anni di carcere per chi falsifica la dichiarazione:

"Ricordiamo che l'autocertificazione, per quanto scritta di proprio pugno, da parte di un privato, rappresenta per la Cassazione un atto pubblico, quindi poi c'è il cosiddetto reato di falsità ideologica in atto pubblico da parte del privato".

Il decreto legge 19 del 25 marzo 2020 ha trasformato le sanzioni da penali in amministrative, molto probabilmente per evitare di intasare i tribunali a emergenza finita:

"Fino al passaggio da sanzioni penali ad amministrative eravamo arrivati a quasi 100.000 procedimenti penali aperti in tutta Italia. Un dato statitico: nel 2018 per i tribunali monocratici erano stati quasi 600.000 i procedimenti nel giro di un anno, noi in 10 giorni eravamo arrivati a un sesto dei procedimenti penali", ha rivelato.

Alcune norme restano tuttavia non chiare, lasciano molto all'interpretazione del singolo cittadino o dell'agente preposto ai controlli.

"Alcune frasi restano criptiche: la necessità, come le comprovate esigenze lavorative, la gente dice 'come riesco a comprovare?', spesso e volentieri per le domande che mi sono state poste anche in passato da altre persone è quello di portarsi appresso il contratto di lavoro e spesso e volentieri le forze dell'ordine fanno il riscontro e chiamano il datore di lavoro per sapere se il dipendente si sta recando sul posto di lavoro, questi sono stati alcuni casi in Italia". "Il problema di questo susseguirsi di norme è che sta mettendo a dura prova il principio di legalità", ha sottolineato Assumma.

Talvolta i provvedimenti sono infatti diversificati per Regione o addirittura per Comune. Una disomogeneità, che Assumma definisce "a macchia di leopardo", la quale spesso confonde i cittadini. Il suo consiglio è di usare massima cautela:

"Dobbiamo usare un criterio prudenziale in questa ultima fase, noi ci troviamo nell'uscita dalla fase 1 ancora in un limbo limaccioso per entrare nella fase due e magari essere più accorti, stringere i denti per un altro paio di settinane e magari non andare a correre". "Sul campo ci sono gli operatori di polizia, poi uno la norma la può interpretare in un modo più o meno stringente. C'è stato un caso eclatante vicino a Forte dei marmi, per 450 metri di scostamento da un comune all'altro, la gente era andata a fare la spesa in un supermercato che aveva dei prezzi più convenienti è arrivata a fare la municipale e ha multato 18 persone".

Ci sono i margini per vincere un ricorso in caso di contestazione?

"Le probabilità ci sono: è un po' come i ricorsi per le multe in divieto di sosta se uno riesce a portare un sostrato probatorio, che in quel caso c'era la necessità, che in quel caso sono uscito nei termini consentiti dalla legge con mio figlio oppure sono andato alla farmacia a 500 metri perché conosco il farmacista e il farmacista conosce anche la mia situazione clinico sanitaria non ci sono le ragioni per continuare a contestare quella sanzione".

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