Sabato, 12 Giugno 2021

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Cina sorveglia parenti morti Covid, "l'inchiesta Oms è una farsa"

Smantellati gruppi e chat per impedire incontri con il team

Roma, 27 gen. (askanews) - È passato un anno da quando la Cina ha reso pubblica l'epidemia di Covid-19 nella città di Wuhan, epidemia che nel frattempo ha contagiato oltre 100 milioni di persone in tutto il mondo uccidendone oltre 2 milioni, secondo i dati ufficiali: finalmente l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha inviato una squadra di esperti per effettuare un'inchiesta sull'origine del virus, ma molti osservatori ritengono che si tratti di una sorta di "atto dovuto" da cui non emergeranno responsabilità rilevanti per Pechino.

Non soltanto perché i finanziamenti della Cina all'Oms sono in rapida crescita, ma soprattutto perché il governo cinese ha fin dal primo momento nascosto la diffusione del nuovo patogeno e successivamente l'ha minimizzata: una linea appoggiata in modo piuttosto acritico dall'Oms che ancora il 23 gennaio 2020 definiva la trasmissione da uomo a uomo come "limitata" e tardò, fra innumerevoli minimizzazioni, fino al 16 marzo prima di definirla una "malattia grave".

Dopo la scomparsa nel nulla di medici, giornalisti e scienziati cinesi che già negli ultimi mesi del 2019 denunciarono quanto stava accadendo, ora i parenti delle vittime hanno rivelato di essere sorvegliati dal governo e di subire forti pressioni affinché non incontrino nessun membro dell'equipe dell'Oms.

Il padre di Zhang Hai morì a Wuhan all'inizio dell'epidemia, anche se il decesso non è mai stato ufficialmente attribuito al Covid per mancanza di test:

UPS1:

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"Il nostro gruppo di parenti delle vittime su WeChat era costantemente sorvegliato dalle autorità. Perché l'hanno chiuso con la forza? Mostra che le autorità sono molto nervose: temono che i parenti delle vittime incontrino gli esperti dell'Oms".

in 00:05 out 00:35

"Se l'équipe dell'Oms ha il coraggio di ascoltare ciò che abbiamo vissuto, noi parenti dei morti di coronavirus, e se vuole cercare la verità, posso tornare a Wuhan per incontrarli. Ma se non hanno il coraggio di incontrarci allora dobbiamo pensare che l'inchiesta dell'Oms a Wuhan è soltanto uno show, una semplice formalità per ingannare il mondo".

Nelle ultime settimane il governo di Pechino ha inasprito la sua campagna di disinformazione sui media cinesi, sostenendo che il virus non sarebbe nato in Cina ma piuttosto in Italia, o in altri paesi occidentali come gli Stati Uniti. Zhai non si illude, ma non perde la speranza:

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"Penso sempre che è passato un anno e che un anno è più che sufficiente per cambiare molte cose, cancellare molte cose e distruggere molte prove. Ma credo anche che così tante persone che hanno perso la vita, non si possono cancellare, sapete? Non si possono cancellare. Queste vittime sono una prova inconfutabile".

Secondo la autorità cinesi, i morti per coronavirus a Wuhan sarebbero stati 3.900, su 4.636 in tutta la Cina, con meno di 90.000 malati in tutto. Cifre messe in dubbio da Zhai e molti come lui, che ritengono che le morti dei loro cari siano da attribuire al Covid. Alcuni hanno denunciato ai media stranieri di essere stati intimiditi dalle autorità, che in diversi casi avrebbero anche cercato di comprare il loro silenzio con delle bustarelle.

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