Giovedì, 22 Aprile 2021

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Coronavirus, dagli ospedali ai bisognosi: l'impegno di McDonald's

Azienda, Fondazione Ronald e licenziatari in campo per emergenza

Milano, 22 apr. (askanews) - In queste settimane di emergenza sanitaria, sono tante le aziende che si sono messe al servizio del Paese provato dalla pandemia del nuovo Coronavirus. Hanno sostenuto il sistema sanitario, provato a sopperire alla carenza di beni di prima necessità come le mascherine, si sono schierate al fianco dei più bisognosi. In questa corsa solidale, c'è anche l'impegno di una multinazionale come McDonlad's che dalla prima ora ha dato il suo contributo su tutto il territorio nazionale, dove conta 600 ristoranti e dà lavoro a 24mila dipendenti. Il suo è un impegno di squadra, dell'azienda, della Fondazione per l'Infanzia Ronald McDonald e dei licenziatari che operano a stretto contatto con le comunità locali. Maria Chiara Roti, direttore generale della Fondazione che, attraverso le sue quattro case Ronald di Brescia, Firenze e Roma e le sue family room, accoglie abitualmente le famiglie di bambini in cura lontano da casa, ci ha raccontato l'impegno profuso in queste settimane a partire da quello che è stato fatto per Milano e la Lombardia.

"Ci siamo rivolti a due ospedali al Buzzi che abbiamo sostenuto con una donazione congiunta di 1 milione di euro e abbiamo sostenuto l'acquisto di una postazione di terapia intensiva per il Buzzi che serve oggi in emegenza per il Covid-19 e domani per l'ampliamento del nuovo grande Buzzi e poi abbiamo contribuito alla costruzione dell'ospedale in Fiera con l'acquisto di 3 postazioni di rianimazione".

Anche per le case Ronald è stato un percorso naturale quello di continuare a dare sostegno al Paese in questo momento difficile:

"Il nostro motto fin da subito è stato: teniamo le case aperte con le unghie e con i denti. Solo una casa ha una storia un po' speciale ed è quella di Firenze che ha solo otto camere: con il turnover normale dell'ospedale Meyer si sono svuotate e abbiamo fatto riconversione delle attività e in questo momento ospitiamo medici e infermieri dell'ospedale Meyer in prima linea. Ieri una infermiera di Roma mi ha dett o per me casa Ronald rappresenta la salvezza".

In queste settimane di lockdown, l'impegno di McDonald's Italia, della sua Fondazione e anche dei licenziatari è proseguito senza sosta, anche quando si sono dovute abbassare le serrande per contenere il più possibile il contagio:

"L'azienda ha scelto di continuare a produrre pasti caldi, sono state prodotte le colazioni e i pasti caldi per oltre due settimane per gli operai che hanno lavorato su tre turni all'ospedale in Fiera e poi in tutto il territorio italiano sono oltre 200 le tonnellate di cibo distribuite".

Per McDonald's si tratta di 10.000 pasti caldi a settimana, distribuiti ai più bisognosi attraverso realtà come la Cooperativa Farsi Prossimo, braccio operativo della Caritas Ambrosiana, o Medicina Solidale Onlus, Acli Roma e Isola Solidale, la Caritas diocesana di Brescia o la sezione di Piacenza di Croce Rossa Italiana. Un impegno che è si è intrecciato, da Nord a Sud, al contributo dei licenziatari, che vivono il territorio ogni giorno:

"I licenziatari si sono dati subito da fare intanto perchè sono imprenditori e persone di cuore e operative: i loro ristoranti sono stati chiusi nottetempo e avevano i magazzii pieni di cibo fresco, all'inizio si parlava di insalate e pomodori. Nell'immediato quindi si sono trovati a smaltire cibo fresco e poi il cibo che si trovava nelle celle come la carne".

Ma se con il corpo McDonald's e la sua Fondazione sono impegnati nel presente per dare un contibuto all'emergenza in corso, con la testa guardano già al futuro:

"Stiamo per entrare in cantiere per realizzare una family room, quindi un appartamento, una casa nell'ospedale Niguarda e poi c'è la relazione col Buzzi e quello che abbiamo fatto guarda al futuro: vorremmo fare una casa Ronald agganciata all'ospedale pediatrico nella città dove l'azienda ha sede".

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