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Coronavirus, De Donno (Mantova): speranza dal plasma dei guariti

Al Cotugno di Napoli primi donatori i medici scampati al Covid-19

Milano, 14 mag. (askanews) - Pazienti Covid gravissimi, guariti in pochi giorni grazie alla

trasfusione di plasma iperimmune estratto dal sangue donato volontariamente dalle persone che sono guarite dal Covid-19. E gli istituti ospedalieri di Pavia e Mantova sono tra le strutture italiane che per prime hanno iniziato a sperimentare questa terapia sui pazienti affetti dal coronavirus con risultati incoraggianti, come ha spiegato il professor Giuseppe De Donno, direttore della struttura di pneumologia e terapia intensiva dell'ospedale di Mantova, nel corso di un'audizione in videoconferenza al Senato.

"Abbiamo deciso di utilizzare il plasma iperimmune di pazienti convalescenti in pazienti gravi, con una sindrome da distress respiratorio acuto del polmone, quindi pazienti che

necessitavano di ventilazione meccanica e ossigenoterapia. Abbiamo arruolato 48 pazienti e l'outcom è soddisfacente: 46 sono guariti, e nella casistica mantovana sono guariti tutti, sono stati dimessi e sono a casa loro. Poi c'è il follow-up, io li sto rivedendo anche a controllo e non ci sono stati casi di recrudescenza o ricaduta".

Va precisato che la plasmaferesi non è una cura per il coronavirus né un farmaco. Il plasma dei guariti, però, grazie alla presenza di anticorpi neutralizzanti, permette di trattare i pazienti Covid più gravi, prima che l'insufficienza respiratoria porti alla morte.

Terapie analoghe sono in corso di sperimentazione in diversi ospedali italiani. Al Cotugno di Napoli, per esempio, i primi donatori di plasma sono stati gli stessi medici guariti dal

Covid-19. Tra loro il dottor Antonio Corcione.

"È un dovere da parte nostra aiutare chi in questo momento ha difficoltà - ha detto - io sono il responsabile del centro regionale trapianti e quindi predico da sempre la donazione degli organi e credetemi, il momento più bello della giornata è stato quello di sentirsi utili per gli altri".

Ora, in attesa che i risultati dei primi studi vengano pubblicati sulle riviste scientifiche, inizia una "Fase 2" anche per questa sperimentazione, tenendo presente che l'emergenza non è ancora finita.

"Per quanto riguarda il percorso da fare adessso - ha concluso De Donno al Senato - è avere la maggior quantità di plasma, perché non sappiamo questo virus cosa ci farà. Ogni volta che ci illudiamo questo virus ci frega, non lo conosciamo se non da 3 mesi, appena abbassiamo la guardia ci pugnala alle spalle. Quando sento virologi che dicono che ha perso virulenza chiedo quale parametro utilizziamo per dire che questo virus ha perso potenza aggressiva, io nella mia terapia intensiva continuo ad avere giovani che si ammalano di gravissime insufficienze respiratorie".

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