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Coronavirus, "Denuncia day" a Bergamo per chiedere giustizia

Primi 50 esposti in Procura dai familiari delle vittime

Bergamo, 10 giu. (askanews) - "Noi facciamo degli esposti contro ignoti, non puntiamo il dito contro nessuno. Raccontiamo quello che è successo, poi sarà la Procura, con tranquillità e serenità perché l'indagine sarà lunga e difficile, a identificare le ipotesi di reato".

"Denuncia Day" a Bergamo, la zona d'Italia più colpita dalla pandemia di coronavirus Sars-Cov2, per cercare la verità su quello che è accaduto in Lombardia e identificare i responsabili.

Decine di rappresentanti del comitato "Noi denunceremo - verità e giustizia per le vittime del Covid-19", un gruppo con 50mila adesioni su Facebook, si sono ritrovate davanti alla sede della Procura begamasca, per consegnare ai magistrati le prime 50 denunce, su un totale di circa 200, presentate dai familiari delle vittime del coronavirus provenienti soprattutto da alcuni comuni della Bassa Valseriana, come Nembro e Alzano Lombardo, come ha sottolineato l'avvocato Luca Fusco, presidente e fondatore del comitato.

"La prima responsabilità politica - ha precisato - è non aver chiuso la Val Seriana quando doveva essere chiusa, cioè il 23 febbraio, lasciando trascorrere 15 criminali giorni fino all'8 marzo, cioè quando la Regione Lombardia è diventata zona arancione. Per 15 giorni noi bergamaschi abbiamo viaggiato, lavorato, bevuto il caffè e fatto gli aperitivi. A quel punto il virus ha circolato senza problemi. Se ci fosse stata la chiusura tempestiva della zona rossa nella provincia di Bergamo, forse non avremmo dovuto chiudere tutta la Lombardia. E probabilmente avremmo evitato il lockdown italiano".

L'avvocato Consuelo Locati, legale del comitato, ha consegnato ai magistrati una chiavetta Usb con le denunce e simbolicamente ciascuno dei familiari è entrato in Procura per formalizzare la propria denuncia alla polizia giudiziaria. La procura di Bergamo ha già da tempo avviato un'indagine per epidemia colposa.

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