Mercoledì, 21 Aprile 2021

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Coronavirus, la psicologa: in fase 2 più ansia e stati depressivi

La dott.ssa Zerbinati: ci aspetta un periodo di grande incertezza

Roma, 14 apr. (askanews) - Ansie, paura per il futuro nostro e dei nostri cari. Incertezza su come riusciremo ad affrontare la tanto attesa "fase due" dell'emergenza coronavirus con la parziale ripresa delle attività, quando ci troveremo a uscire di casa dopo decine di giorni di isolamento, non solo per fare la spesa. Non sappiamo ancora come sarà e cosa sarà permesso. Ma di sicuro avremo più libertà.

Domitilla Zerbinati, psicologa-psicoterapeuta specializzata in terapia relazione integrata: "Psicologicamente nella fase uno quello che abbiamo affrontato è stato da una parte un grande senso di oppressione per le regole che ci sono state imposte e, sebbene condivise per un bene superiore comprensibile, ci hanno privato di gran parte della nostra libertà, ma dall'altra parte queste regole ci garantivano e il rispetto di queste regole ci faceva sentire più protetti".

Più regole, meno libertà, meno ansia per la propria salute. La fase due, invece, sarà caratterizzata da: "Da una parte il grande desiderio di tornare, anche se parzialmente, alla propria vita, desiderio di libertà e di riavvicinarsi quanto meno ai propri cari; dall'altra una maggiore incertezza perché ci saranno meno regole e alcune dovranno essere viste personalmente, bisognerà stare attenti personalmente alle distanze sociali, le regole saranno meno chiare e questo probabilmente creerà un incremento dell'ansia: da una parte c'è il desiderio dell'altro, ma dall'altra la paura dell'altro che può essere portatore di Covid così come noi stessi per le persone a noi care". "Ci aspettiamo in generale un incremento dell'ansia ma anche un incremento degli stati depressivi", dovuto spiega la dottoressa Zerbinati anche al fatto di dover tornare a preoccuparsi anche di quelle problematiche messe un po' da parte nella fase uno in cui si dava priorità alla salute: difficoltà economiche, di lavoro e gestione dei figli a casa.

Inoltre, "non bisogna dimenticarsi che gli operatori soprattutto sanitari che sono stato a contatto con il Covid così come le persone che hanno sempre lavorato, come quelle del settore alimentare, potrebbero andare incontro, e questo si prevede, a una sindrome post-traumatica da stress legata proprio al fatto che questa emergenza è stata un enorme dramma per tutti".

Insomma sarà un periodo di grandissima incertezza: "Se da una parte la nostra realtà è qualcosa che desideriamo ritrovare, la vita, i rapporti sociali come li conoscevamo e li abbiamo sempre esperiti non ci saranno più; ci sarà una nuova realtà, con un nuovo modo di relazionarsi con gli altri, una nuova affettività, qualcosa che andrà visto in navigazione e questo porterà a una situazione di sovrapposizione tra la vita come la vedevamo prima e quella che verrà dopo con questo periodo di transizione post-Covid".

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