Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

Coronavirus, webinar InContra: 4 milioni lavorano in smartworking

Vigorini: bisogna creare nuovo dialogo tra impresa e lavoratore

 

Roma, 24 giu. (askanews) - In meno di 3 mesi, con la pandemia di Covid-19, da circa 500mila smartworker registrati prima dell'emergenza, si è passati a oltre 4 milioni di persone che lavorano da casa. Ma come è stato per gli italiani adeguarsi a queste condizioni? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi percepiti e le indicazioni per il futuro? Indicazioni interessanti sono arrivate da una ricerca - presentata in un webinar nell ambito dell iniziativa #IlLavoroContinua - voluta dall associazione datoriale Cifa, dal sindacato Confsal e dal fondo interprofessionale Fonarcom, realizzata fino al 10 giugno 2020 dal Centro studi InContra su un campione di quasi 2.000 lavoratori, cosiddetti "agili".

Per Salvatore Vigorini, presidente di InContra, i risultati spingono a una profonda riflessione su come questa modalità di lavoro richieda un ripensamento dei ruoli e dell'organizzazione. "Non c'è dubbio - ha detto - che la contrattazione collettiva gioca un ruolo centrale nella affermazione dello smartworking non solo in termini di regolamentazione ma, in generale, per portare una cultura nuova in azienda. Se è vero che c'è un tema di fiducia tra impresa e lavoratore; serve maggiore dialogo tra impresa e lavoratori, va generato un maggiore clima di fiducia in azienda e vanno adottate moderne relazioni industriali e costruendo attorno a questo tutte le opportune tutele".

Dall'indagine le Pmi registrano un tasso di attivazione due volte maggiore rispetto al periodo pre-pandemico, contro una tendenza di segno opposto nelle grandi imprese. Il non ricorso al lavoro agile resta per lo più una scelta volontaria del lavoratore; solo per il 30% si deve alla mancanza di strumentazione idonea e per il 22% a una decisione aziendale.

Poi, pur riconoscendo allo smart working un buon potenziale di bilanciamento vita-lavoro, circa il 70% dei responsabili dichiara di aver avuto difficoltà nel separare i tempi. Diffusa la percezione da parte dei collaboratori (il 60%) che all aumento delle ore lavorative non corrisponda un commisurato riconoscimento di straordinari, insieme con un certo disagio nel sentirsi sempre connesso e reperibile.

Il risparmio invece per trasporto o pranzo, mette d accordo tutti, così come l'aumento della propria produttività e l'incremento dell'autonomia e della responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi. Di contro, si registra una certa difficoltà su coordinamento (con il capo e con il team), condivisione di informazioni e tempi di risposta. Nella relazione da remoto, infatti, per il 35% dei soggetti non si ha la stessa efficacia che in presenza.

Infine, l 82% dei lavoratori sono favorevoli a essere valutati sulla capacità di raggiungere i propri obiettivi lavorativi, percentuale che scende al 60% se si chiede di immaginare la retribuzione legata a questo raggiungimento. Tra le causela poca fiducia nella dirigenza e la percezione di una cultura d impresa obsoleta.

Potrebbe Interessarti

Torna su
Today è in caricamento