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Lunedì, 23 Maggio 2022

Coronavirus, webinar InContra: 4 milioni lavorano in smartworking

Vigorini: bisogna creare nuovo dialogo tra impresa e lavoratore

Roma, 24 giu. (askanews) - In meno di 3 mesi, con la pandemia di Covid-19, da circa 500mila smartworker registrati prima dell'emergenza, si è passati a oltre 4 milioni di persone che lavorano da casa. Ma come è stato per gli italiani adeguarsi a queste condizioni? Quali sono i vantaggi e gli svantaggi percepiti e le indicazioni per il futuro? Indicazioni interessanti sono arrivate da una ricerca - presentata in un webinar nell ambito dell iniziativa #IlLavoroContinua - voluta dall associazione datoriale Cifa, dal sindacato Confsal e dal fondo interprofessionale Fonarcom, realizzata fino al 10 giugno 2020 dal Centro studi InContra su un campione di quasi 2.000 lavoratori, cosiddetti "agili".

Per Salvatore Vigorini, presidente di InContra, i risultati spingono a una profonda riflessione su come questa modalità di lavoro richieda un ripensamento dei ruoli e dell'organizzazione. "Non c'è dubbio - ha detto - che la contrattazione collettiva gioca un ruolo centrale nella affermazione dello smartworking non solo in termini di regolamentazione ma, in generale, per portare una cultura nuova in azienda. Se è vero che c'è un tema di fiducia tra impresa e lavoratore; serve maggiore dialogo tra impresa e lavoratori, va generato un maggiore clima di fiducia in azienda e vanno adottate moderne relazioni industriali e costruendo attorno a questo tutte le opportune tutele".

Dall'indagine le Pmi registrano un tasso di attivazione due volte maggiore rispetto al periodo pre-pandemico, contro una tendenza di segno opposto nelle grandi imprese. Il non ricorso al lavoro agile resta per lo più una scelta volontaria del lavoratore; solo per il 30% si deve alla mancanza di strumentazione idonea e per il 22% a una decisione aziendale.

Poi, pur riconoscendo allo smart working un buon potenziale di bilanciamento vita-lavoro, circa il 70% dei responsabili dichiara di aver avuto difficoltà nel separare i tempi. Diffusa la percezione da parte dei collaboratori (il 60%) che all aumento delle ore lavorative non corrisponda un commisurato riconoscimento di straordinari, insieme con un certo disagio nel sentirsi sempre connesso e reperibile.

Il risparmio invece per trasporto o pranzo, mette d accordo tutti, così come l'aumento della propria produttività e l'incremento dell'autonomia e della responsabilità nel raggiungimento degli obiettivi. Di contro, si registra una certa difficoltà su coordinamento (con il capo e con il team), condivisione di informazioni e tempi di risposta. Nella relazione da remoto, infatti, per il 35% dei soggetti non si ha la stessa efficacia che in presenza.

Infine, l 82% dei lavoratori sono favorevoli a essere valutati sulla capacità di raggiungere i propri obiettivi lavorativi, percentuale che scende al 60% se si chiede di immaginare la retribuzione legata a questo raggiungimento. Tra le causela poca fiducia nella dirigenza e la percezione di una cultura d impresa obsoleta.

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