Sabato, 19 Giugno 2021

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Covid e BPCO, per i pazienti due "mostri" che attaccano i polmoni

Ma la malattia li ha aiutati a proteggersi dal virus

Roma, 7 mag. (askanews) - Il Covid ha sconvolto le vite di tutti, ma a pagare il prezzo più alto sono state le persone più fragili. Tra queste, i pazienti con Broncopneumopatia Cronica Ostruttiva, o più semplicemente BPCO, una malattia respiratoria che colpisce i polmoni, di cui soffrono almeno 3 milioni di italiani, principalmente dopo i 50 anni. Secondo la ricerca Medicina narrativa "Narrarsi ai tempi del Covid-19", realizzata da Fondazione Istud in collaborazione con l azienda farmaceutica Chiesi Italia, il 60% dei pazienti e il 100% dei loro familiari ha vissuto una sensazione di pericolo nell ultimo anno, dettata dalla paura di contrarre il Covid che ha come bersaglio i polmoni, proprio come la BPCO. "Assassino" e "mostro insidioso che mangia i polmoni" sono state le espressioni più utilizzate per descrivere il virus.

Maria Giulia Marini, Direttore dell Innovazione Area Sanità e Salute ISTUD:

"Abbiamo voluto esplorare il vissuto e l esperienza delle persona con una patologia ai polmoni per capire come stessero vivendo durante l esordio e la prima parte della pandemia. Abbiamo raccolto le testimonianze di tre punti di vista che sono sia i pazienti, sia i familiari, che i professionisti sanitari. Quello che emerge è che le emozioni dominanti al momento dell esplosione del primo lockdown fino a novembre 2020 sono state comunque le emozioni di paura, apprensione e ansia".

C è però un dato positivo oltre il disagio e la paura: la vulnerabilità ha spinto le persone a proteggersi con maggiore attenzione dal rischio di contagio. Sul fronte dell assistenza, invece, il distanziamento sociale ha favorito l utilizzo della telemedicina per le visite e il monitoraggio da remoto.

"La telemedicina è stato uno strumento utilissimo che ha funzionato nel 60% dei casi, sia dal punto di vista della medicina territoriale ma soprattutto dal punto di vista della medicina specialistica. Quindi i pazienti non sono stati abbandonati e non hanno dovuto per forza rinviare le cure. Dato importante perchè se avessimo raccolto questo dato prima del Covid la telemedicina non sarebbe neanche esistita".

Un lavoro in cui è stato importante l ascolto dei bisogni quotidiani dei pazienti.

Laura Franzini, Direttore medico di Chiesi Italia:

"Le esperienze dei pazienti sono quelle che guidano ogni step dell attività di un azienda farmaceutica come Chiesi perché tutto quello che facciamo lo facciamo in primis per mettere a disposizione dei pazienti delle soluzioni farmacologiche e non e dei servizi che veramente migliorino la qualità di vita dei pazienti. Fa parte del nostro DNA ed è anche quella che costituisce la base della nostra nuova visual identity, quella che abbiamo costruito proprio ascoltando i bisogni dei pazienti, dei loro familiari, dei loro cari, nella gestione delle loro patologie".

E nel percorso hanno avuto un ruolo fondamentale le associazioni dei pazienti.

"Sono proprio l'interfaccia tra l azienda farmaceutica e i pazienti stessi, sono il nostro interlocutore per raccogliere in maniera più ampia possibile e anche più rappresentativa possibile quelli che sono i reali bisogni".

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