Mercoledì, 27 Ottobre 2021

Covid19 come lo racconta Federica Poli, pneumologa in prima linea

L'anti interleuchina 1 "più maneggevole" del tocilizumab

Milano, 29 apr. (askanews) - "Non eravamo pronti non solo dal punto di vista medico. Non siamo abituati a vedere la gente morire senza capire perché. Senza sapere come poterlo evitare".

A parlare Federica Poli dirigente medico di un reparto Covid 19 all'Ospedale San Donato di Milano, specialista in Pneumologia, donna in prima linea contro il virus. Come in un salto nel buio.

"La nostra medicina - dice - è una medicina che cura un novantenne quasi come fosse un cinquantenne. Un paziente di ottant'anni viene operato. Ragioniamo così come società. Quindi trovarsi ad avere di fronte un trentenne o un cinquantenne che non puoi curare è devastante. È devastante per noi ed è stato devastante per la gente che ha subito queste perdite e questi lutti".

Il virus scatena, adesso si sa, una violenta reazione infiammatoria nell'organismo.

"Da qui - prosegue - siamo partiti per creare delle terapie, per andare a utilizzare alcuni farmaci di cui già avevamo conoscenza e disponibilità tra cui in primis l'idrossiclorochina, tanto famosa, che è un farmaco immunosoppressore che viene usato nell'artrite reumatoide, nelle malattie di tipo auto immunitario cronico, che ha il potere di spegnere l'infiammazione innescata dal virus che in molti pazienti determina, quasi in tutti i più gravi, il danno dell'organo e quindi tutti quei quadri di insufficienza respiratoria".

Ma si lavora ancora su base empirica giorno per giorno. E nel caso dell idrossiclorochina bisogna tenere da conto ad esempio anche degli effetti collaterali sul piano cardiaco.

Una categoria di farmaci usati molto all'inizio e meno adesso sono gli antivirali, sottolinea la pneumologa. Compresi i farmaci antiretrovirali, come gli anti Hiv o gli anti Ebola. Forse l'unica terapia che ha veramente dato una svolta reale è l eparina a basso peso molecolare, afferma Poli, oltre al famoso farmaco anti interleuchina 6 o tocilizumab usato per la prima volta a Napoli, che in questo momento è in una fase di studio sperimentale al quale il San Donato ha aderito.

"In alcuni pazienti può aver funzionato" precisa Poli. "In altri no. Valuteremo anche gli effetti collaterali, se ce ne sono a lungo termine. Da ultimo l'anti interleuchina 1. È un altro farmaco immunosoppressore che inibisce l'interleuchina 1 che si è vista essere molto alta nei pazienti con Covid 19. Anche lì andando ad inibire questo pro infiammatorio in maniera molto puntiforme, alcuni pazienti hanno avuto dei benefici. Quindi questa è una strada secondo me ancora aperta. Perché è subentrato un po' più tardi rispetto al tocilizumab. E a me piace questo farmaco. Mi sembra più maneggevole del tocilizumab, e con dei dati così come impressione buoni. Ma i dati sono in divenire".

Poi c'è la terapia cortisonica, ossia antinfiammatori di origine naturali che hanno senso nella fase intermedia e nella fase di recupero finale.

Ora si parla molto di una fase due. Ma può esistere per un medico una fase due? In particolare la separazione dei pazienti Covid dai no Covid si dimostrerà molto complicata e su questo si giocherà il futuro. Mentre il libero accesso a un ospedale, come poteva essere due mesi fa, non esiste più. Ma ancora per quanto?

"La regione ancora non ha dato date precise" conclude. "Noi ci aspettiamo, più o meno nell'arco del mese di maggio, parliamo però della seconda metà di maggio, una volta che l'epidemia si mantiene su questo profilo basso o comunque in riduzione. Entro la fine di maggio comunque inizieremo via via una riapertura dell'attività. Credo che un'attività piena non si riuscirà a raggiungere prima di settembre-ottobre".

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