Martedì, 22 Giugno 2021

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Cucchi, pg chiede 13 anni per i due carabinieri che picchiarono

Nuovo comandante generale: "L'Arma sia una casa di vetro"

Roma, 15 gen. (askanews) - "Lo hanno massacrato di botte". Così il pg Roberto Cavallone nel corso della ricostruzione sul pestaggio di cui fu oggetto Stefano Cucchi, il giovane romano arrestato il 15 ottobre del 2009 e morto sette giorni dopo nel padiglione penitenziario dell'ospedale Sandro Pertini di Roma.

Il pg ha dunque chiesto in appello 13 anni di reclusione per Alessio Di Bernardo e Raffaele D'Alessandro, i due carabinieri che picchiarono, e che in in primo grado sono stati condannati a a 12 anni di carcere.

La richiesta arriva proprio nel giorno in cui si insedia a Roma il nuovo comandante generale dell'Arma dei Carabinieri, il generale Teo Luzi, che - nel suo discorso - ha auspicato un'Arma dei carabinieri "casa di vetro". "Non ignoro i gravi fatti causati negli ultimi anni dal comportamento scellerato di carabinieri infedeli. Non dobbiamo guardare a queste vicende con indifferenza, ma dobbiamo imparare dagli errori. Anche io, carabiniere tra i carabinieri, ho provato profonda amarezza e dolore. Dobbiamo accettare le critiche anche quelle pungenti, che ci devono rendere ancor più determinati nel migliorarci affinché certi comportamenti deplorevoli siano repressi con rigore e per quanto possibile prevenuti. L'Arma è e resterà il luogo che custodisce la fiducia degli italiani: una casa di vetro abitata da uno spirito autentico di altruismo e di rigore".

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