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Venerdì, 19 Aprile 2024

Dal Cild e il Consiglio d'Europa una campagna per i diritti Lgbti

Tre video contro le discriminazioni e l'omolesbotransfobia

Roma, 27 apr. (askanews) - Una campagna contro la discriminazione delle persone Lgbti (lesbo-gay-bisessuali-transessuali-intersessuali). È quella promossa dalla Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili (Cild), in collaborazione con l'Unità Sexual Orientation and Gender Identity (Sogi) del Consiglio d'Europa.

Insieme, Cild e Consiglio d'Europa hanno realizzato tre video prodotti da Next New Media per sensibilizzare sull'importanza di avere leggi che promuovano una piena eguaglianza dei cittadini di fronte alla legge. La campagna arriva proprio nei giorni in cui si sta discutendo in Parlamento il disegno di Legge Zan, attraverso il quale si introdurrebbe in Italia una tutela per punire gli episodi di discriminazione e violenza contro la comunità Lgbti.

"Nel 2020 - spiega la Cild in un comunicato - Arcigay ha mappato 138 episodi. Tuttavia è facile presumere siano molti di più e che spesso non vengano denunciati o non vengano registrati da parte delle forze dell'ordine come crimini d'odio, non essendoci una legge che consenta loro di farlo. Oggi queste persone subiscono una forte limitazione alla loro libertà personale. Molte di loro infatti evitano in pubblico di tenersi per mano, o preferiscono non frequentare alcuni luoghi delle città, o ancora non si vestono, pettinano o truccano come vorrebbero, il tutto per paura di essere aggrediti o discriminati.

Altro tema della campagna è una legge per tutelare i minori nelle famiglie omogenitoriali: "In Italia sono tanti e tante i i bambini e le bambine figli e figlie di famiglie omogentoriali (ovvero che hanno due papà o due mamme). Per loro però - scrive la Cild - non ci sono gli stessi diritti che tutti i loro coetanei hanno. Questo perché le attuali leggi attualmente non prevedono un automatismo per cui entrambi i genitori abbiano la potestà genitoriale, con ovvie conseguenze. Ad esempio, senza una delega apposita, non si può andare a prendere il figlio o la figlia a scuola. Non si possono prendere decisioni importanti sulla loro salute o stare con loro in ospedale se fossero ricoverati. Se l'unico genitore riconosciuto dovesse venire a mancare, il bambino o la bambina potrebbero addirittura essere dichiarati adottabili ed essere dati ad un'altra famiglia. Questo nonostante, anche in queste famiglie, si respiri e si viva di amore, responsabilità, impegno quotidiano.

"Per questo - secondo la Cild - serve una legge che riconosca entrambi i genitori e consenta a questi bambini di vivere protetti, come meritano".

Infine, una legge per il diritto all'identità di genere:

"Ci sono persone - spiega la Cild - che sentono la propria identità non corrispondere al genere assegnato alla nascita, al loro sesso biologico e per questo intraprendono percorsi di transizione di genere. A regolare questi percorsi in Italia c'è la legge 164 del 1982. All'epoca fu una importante novità, ma a 40 anni di distanza risulta vecchia per il suo rimando a percorsi medico-legali con approcci patologizzanti. Infatti il cambio anagrafico del nome e dell'indicativo di genere sui documenti era ritenuto rigidamente conseguente a una sterilizzazione forzata e alla riattribuzione chirurgica dei genitali, obbligando le persone a molta sofferenza. Soltanto da poco tempo questo obbligo è stato rimosso prima in via giudiziaria e in seguito dalla stessa Cassazione in via interpretativa riuscendo a far vincere il principio della separazione tra una reale volontà di sottoporsi all'intervento chirurgico e la scelta di fermarsi alla sola rettificazione dei documenti, usufruendo eventualmente di cure ormonali.

"Tuttavia c'è bisogno di una legge che certifichi questo approccio, ma soprattutto che renda più facile per una persona poter avere documenti di identità in linea con il genere a cui si sente di appartenere. In 7 paesi dell'Unione Europea (Belgio, Danimarca, Irlanda, Lussemburgo, Malta, Norvegia e Portogallo) alle persone transgender basta un attestato solenne sull'incongruenza percepita rispetto al sesso assegnato alla nascita per veder riconosciuta la propria identità.

Prevedere anche in Italia percorsi di certificazione dell'identità di genere più rapidi e semplici è essenziale per l'autodeterminazione e il riconoscimento dei diritti fondamentali di migliaia di persone.

Questi i link agli altri due video della campagna, quello sulla tutela dei minori nelle famiglie omogenitoriali e a quello sul diritto all'identità di genere:

https://youtu.be/gLHFdA3-tX8

https://youtu.be/3t9eGzr68yQ

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