Giovedì, 6 Maggio 2021

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Ddl Zan, Aguilar: noi pionieri in Spagna, perchè no in Italia?

"Inammissibile che ci sia ancora un buco nero di discriminazione"

Milano, 28 apr. (askanews) - A sei mesi dal via libera a Montecitorio dopo numerosi stop, rinvii e l'ostruzionismo di alcune forze politiche, la discussione sul ddl Zan è stata calendarizzata dalla Commissione Giustizia del Senato. Ma che cosa ne pensa un pioniere dei diritti come il socialista spagnolo Juan Fernando Lopez Aguilar, già ministro della Giustizia del governo Zapatero, e attuale presidente della Commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni del Parlamento europeo? Glielo abbiamo chiesto.

"Il principio di non discriminazione viene consacrato nella Carta europea dei diritti fondamentali che è entrata in vigore parallelamente al trattato di Lisbona. Hanno lo stesso valore giuridico, lo stesso vincolo normativo. La Carta europea dei diritti fondamentali dedica tutto un capitolo ai diritti dell uguaglianza. L articolo 20 e l articolo 21 proibiscono tutte le discriminazioni, non soltanto per i criteri classici, cioè il sesso, l ideologia, la religione, la razza, ma anche per ragioni di età, di orientamento sessuale, di identità di genere, di disabilità, per ragioni di appartenenza a una minoranza. È diventata una regola usata dal Parlamento europeo per avere cura dei diritti fondamentali, del principio di non discriminazione all'interno dell'Unione Europea. L'Unione Europea è maestra, cintura nera quinto Dan nel curare lo stato dei diritti umani nel mondo, sul pianeta ma bisogna avere cura dei diritti fondamentali anche all'interno dell Unione Europea, proprio per curare l emergenza dell'antisemitismo, della zingaro fobia, della LGTB fobia e naturalmente la discriminazione per orientamento sessuale o identità di genere. Abbiamo messo in moto un agenzia europea dei diritti fondamentali che se ne occupa accuratamente, un'agenzia alla quale teniamo tanto. E a seconda di tutti questi rapporti bisogna dire che è assolutamente inammissibile che ci sia ancora un buco nero di discriminazione. Nei confronti della discriminazione dell orientamento sessuale o dell'identità di genere. La Spagna ha fatto storia in questo senso: durante il mio mandato da ministro della giustizia abbiamo regolato la transessualità come un diritto. E per parificare l'identità di genere con l'identità documentale della carta di identità e passaporto, anche senza chirurgia. Il nostro (quello spagnolo) è un caso che non necessariamente deve essere trasportato in nessun altro Paese, ma ciò che è vero è che non è sopportabile né compatibile con lo standard europeo che ci sia ancora fobia o discriminazione o non riconoscimento delle persone in un modo certo e solido, a conseguenza della volontà individuale, del libero sviluppo della personalità. Soltanto spero che in Italia sarà così. Non vedo perché non sia il caso in Italia. Non riesco a capirlo".

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio a cura di Linda Verzani

Immagini a cura di askanews

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