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Digitale, Di Raimondo (Asstel): Italia davanti a snodo vitale

Ora serve visione industriale e prospettica a medio-lungo termine

Roma, 23 giu. (askanews) - Con il lockdown e la pandemia, la filiera delle telecomunicazioni si è rivelata un asset strategico per il Paese, capace di garantire continuità ai servizi al cittadino, alle strutture in ambito sanitario e alle imprese pubbliche e private. La digitalizzazione ha incentivato nuove forme e modalità di organizzazione: dallo smart working alla didattica online, ai servizi digitali della Pubblica amministrazione.

Sulla digitalizzazione, tuttavia, l'Italia continua ad essere maglia nera. È quanto emerge dal rapporto DESI - Digital Economy and Society Index 2020 - secondo cui comunque l'Italia si trova vicina alla media europea per quanto riguarda la connettività, con un aumento della copertura in fibra dal 24% del 2018 al 30% del 2019. Ma c'è ancora molto da fare.

Laura Di Raimondo, Direttore di Asstel - Assotelecomunicazioni: "Sicuramente in questo momento come paese Italia siamo di fronte a un momento di snodo fondamentale. Quella che è stata l'emergenza sanitaria, anche il periodo di lockdown, ha coinciso con un'accelerazione della modernizzazione del paese, di digitalizzazione. Abbiamo avuto l'opportunità di testare, di avere consapevolezza di come i servizi digitali, il lavoro da casa o anche la didattica da casa abbia consentito a tutti noi di rimanere attivi e al paese di rimanere aperto. Questa è una situazione che adesso va governata con una visione industriale e prospettica a medio-lungo termine; se abbiamo avuto nel tempo una accelerazione di modernizzazione oggi dobbiamo mettere in campo un accelerazione di visione".

"I dati che arrivano dal Desi del 2020, che è l'indice che misura la digitalizzazione del paese, non sono confortanti, soprattutto per quello che è la leva su cui dobbiamo agire per la trasformazione profonda del paese, che è il capitale umano, le competenza e l'utilizzo dei sistemi digitali su cui addirittura l'Italia ha la maglia nera. Essere ultimi in Europa significa che dobbiamo assolutamente correre, per non lasciare indietro nessuno, per dare una sostenibilità al lavoro, all'occupazione che oggi abbiamo in campo, e soprattutto per lasciare aperti gli orizzonti per i ragazzi ad entrare nelle imprese; rispondere anche ai fabbisogni che oggi le imprese chiedono sulle competenze digitali e su quelli che sono i nuovi mestieri e le nuove geografie dei lavori".

Mentre sul tema della riforma degli ammortizzatori sociali, Di Raimondo spiega: "Nel momento in cui dobbiamo ridisegnare la geografia del lavoro e anche quelli che sono la cultura dei mestieri dei lavori, al centro dobbiamo mettere l'investimento straordinario sulla cultura e sulle competenze; ridisegnare sicuramente quelli che sono i modelli formativi: penso a quello che sono i percorsi di riqualificazione, che riguardano le persone che oggi sono al lavoro ma anche di ringegnerizzazione ad esempio dei modelli organizzativi; pensiamo solo all'impatto che nella nuova realtà oggi abbiamo, dobbiamo costruire con lo Smart Working una realtà che sarà sempre più ibrida, cioè fisica e virtuale. Oggi dobbiamo ridisegnare e cogliere l'opportunità di una riforma degli ammortizzatori sociali per avere una cassetta degli attrezzi - noi spesso l'abbiamo chiesto come settore delle telecomunicazioni - ad altissima trasformazione tecnologica per avere strumenti che siano inclusivi e omogenei per quello che riguarda la strumentazione passiva e quindi il sostegno alla trasformazione, ma soprattutto nuovi strumenti come il contatto di espansione che riesce a mettere insieme sia l'esigenza di creare formazione continua e riqualificazione alle persone che oggi sono al lavoro con una prospettiva di un nuovo mestiere, e anche certificata, assunzione, un patto intergenerazionale che consente invece alla popolazione che fa questa scelta di agganciare percorsi per il prepensionamento.

"Sicuramente un altro strumento fondamentale per il nostro settore può essere un fondo di solidarietà di settore dove oltre all'investimento da parte delle aziende e delle persone sarebbe opportuno e fortemente voluto un sostegno per lo startup da parte delle istituzioni e del governo. Soltanto avendo una visione sistemica e quindi strumentazione che non solo sia difensiva ma anche espansiva e politiche attive che oggi ingaggino il paese nella sfida della trasformazione possiamo andare oltre anche rispetto agli indicatori che prima abbiamo citato che ci mettono all'ultimo posto in Europa e su cui noi invece dobbiamo ripartire per agganciare la sfida del rilancio del paese".

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