Sabato, 18 Settembre 2021

Ernesto Neto: torniamo alla densità e luminosità della terra

La GAMeC ha portato a Bergamo il grande artista brasiliano

Bergamo, 14 ago. (askanews) - Una dimensione nuova, altra, all'interno del Palazzo della Ragione a Bergamo. La GAMeC di Lorenzo Giusti ha chiamato Ernesto Neto, artista brasiliano che da anni lavora sulla sensorialità, a creare un'installazione che spalanca nuovi universi di senso, concepiti come strumenti per curare le ferite della società contemporanea. E nella pietra e nella paglia prende forma, naturalmente in relazione agli spettatori chiamati ad abitarlo, il progetto "Mentre la vita ci respira".

"Credo che per noi sia un modo - ha spiegato Neto ad askanews - di tornare alla densità e alla luminosità della terra. E poi abbiamo la forma, che può essere quella di una cellula, di un virus, ma anche di un sole o di un polpo e tutte queste forme danzano tra loro e ci rasserenano. C'è movimento, ma c'è anche serenità. Io credo che questo fosse il modo per invitare la gente a entrare in questa stanza".

Una sensazione di libertà insomma, che, nel ragionamento amplissimo di Neto, riguarda anche la storia e la società, che riguarda il luogo, i corpi, le repressioni delle donne e la connessione tra gli esseri umani e la natura.

"Questo - ha aggiunto l'artista - è un processo di dis-incanto e quindi di re-incanto che affonda nel mio lavoro nelle storie delle popolazioni indigene dell'Africa che costituiscono, per noi brasiliani, una delle due componenti della nostra cultura, insieme a quella europea. Ma noi non l'abbiamo mai valorizzata".

Neto è un uomo in continuo movimento, in continua ricerca: la sua arte insegue nuovi modi per dare forma a battaglie politiche, filosofiche, culturali che ruotano sempre intorno a idee come l'amore, la giustizia, l'uguaglianza, il valore dell'eresia, la gioia dello stare in comunità. Unendo le diverse anime che, soprattutto in Brasile, si scontrano e si fondono di continuo. In una danza che l'artista trasforma in un canto nel pieno dell'intervista.

Inevitabile pensare alla figura dello sciamano, alla pratica dello sciamano, che Ernesto Neto impersona soprattutto nel suo tentativo di abbracciare tutto della natura, in una tensione panica che possiamo considerare l'energia propulsiva del suo lavoro, che si fa respiro. E in questo passaggio, che l'artista brasiliano tratta con tutta la materialità sensoriale del suo lavoro, con tutti gli odori, le densità, le corporeità, in questo respiro, poi, alla fine, si può certamente ritrovare anche l'idea filosofica dello slancio vitale di Henry Bergson, per esempio, riproposta in una forma reale e misteriosa, in un grande meticciato che ne allarga ulteriormente i confini. All'insegna di una gratitudine che coinvolge tutto il creato.

"Grazie a questa gratitudine - ha concluso Neto - noi un giorno saremo in grado di unirci in una società equa e liberarci di tutti i problemi che dobbiamo fronteggiare oggi: crisi sociali, povertà, riscaldamento globale... tutte cose che perdono di senso se noi crediamo alla nostra umanità più elevata. Perché non dovremmo essere in grado di vivere insieme?"

E l'installazione bergamasca vuole proprio essere un primo tassello di questa grande visione: un luogo dove cominciare a ristabilire una connessione con il nostro corpo e con le vibrazioni della natura, per recuperare serenità. Senza dimenticare di rivolgerci alla conoscenza, alla cultura, che costituisce un'altra delle isole intorno alle quali naviga la barca affascinante di Ernesto Neto.

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