Giovedì, 29 Luglio 2021

Femminicidi, la legge non basta: alle toghe serve più formazione

Emerge dal Rapporto della Commissione d'inchiesta del Senato

Roma, 16 lug. (askanews) - Le leggi non bastano. Per prevenire, riconoscere e affrontare la violenza contro le donne serve molta più formazione tra i magistrati, ma anche tra avvocati e psicologi. E' la conclusione a cui è arrivato il "Rapporto sulla violenza di genere e domestica nella realtà giudiziaria", approvato dalla Commissione d'inchiesta del Senato sul femminicidio, e presentato nel corso del convegno "Giustizia e violenza contro le donne: riconoscere per perseguire".

La presidente della Commissione d'inchiesta Valeria Valente ha spiegato così le ragioni della ricerca: "Come Commissione d'Inchiesta sul femminicidio e sulla violenza di genere abbiamo deciso di accendere un faro sull'efficacia delle nostre norme e abbiamo capito che per far sì che le norme siano realmente utili alle donne che subiscono violenza. La vera sfida è che le norme siano interpretate e applicate al meglio. Purtroppo, in Italia il sistema della Giustizia non è ancora sufficientemente attrezzato".

"Questa ricerca - ha proseguito Valente - mette in luce quelle che sono criticità ma anche quelle che sono grandi opportunità: abbiamo luci ed e ombre che sono emerse chiaramente: nelle Procure iniziano a vedersi sezioni specializzate, in quelle Civili facciamo fatica e difficoltà ad avere operatori, giudici, magistrati, ma anche soprattutto consulenti di parte, avvocati, specializzati in maniera adeguata per poter interpretare e applicare al meglio le norme".

Il punto è che la violenza di genere è una materia specialistica che implica un'attenzione a dinamiche che spesso non si riesce a cogliere se non si dispone delle necessarie competenze. Dunque un problema, ha confermato Valente, di carattere soprattutto culturale: "Assolutamente sì, formazione e specializzazione degli operatori è innanzitutto questo tipo di problema: la cultura, bisogna sapere leggere correttamente la violenza per quella che è".

"Se non la leggiamo in maniera corretta - ha insistito la presidente della Commissione 'inchiesta del Senato sul feemminicidio - non ci dotiamo degli strumenti utili e necessari per combattere il fenomeno perché in tanti casi abbiamo visto che, per esempio nei tribunali Civili, molto spesso la violenza non viene proprio letta, viene chiamata conflitto, quindi non si applicano norme che pure esistono che disciplinano la violenza, quindi il tema vero è leggere la violenza per poter utilizzare norme che già esistono e che combattono la violenza".

Linda Laura Sabbadini, direttrice centrale dell'Istat e consulente della Commissione, guarda alle ricadute pratiche della ricerca: "L'analisi che abbiamo fatto è molto approfondita, per cui penso che possa essere una mappa, una base fondamentale per l'azione, per l'azione a livello di magistratura, per l'azione a livello di tribunali, a livello di Procure ma anche degli Ordini, dell'Ordine degli psicologi per esempio".

Per il sistema della Giustizia una scommessa doverosa, che durerà anni, e per la quale bisognerà investire, ha sottolineato il vicepresidente del Csm David Ermini, anche in risorse e personale.

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