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Fluido e desincronizzato, così dovrà essere il mondo post-Covid19

Ne parla ad askanews l'urbanista Elena Granata del POliMi

Milano, 7 mag. (askanews) - Desincronizzare la nostra vita quodiana; dovremmo costruire così il futuro del pianeta post-Covid19. Un mondo fluido, diluito, connesso, in cui non c'è affollamento, in cui non c'è la pressione di fare tutti, tutto allo stesso tempo, nello stesso

posto. Un mondo che si sviluppa nello spazio ma anche nel tempo. Ne è convinta l'urbanista Elena Granata, professore associato di Urbanistica al Politecnico di Milano.

"Che cosa vuol dire desincronizzare? Immaginare che la città può essere vissuta in orari diversi da quelli soliti - ha spiegato ad askanews - pensate cosa potrebbe essere nella vita degli adolescenti cominciare la scuola un po' più tardi rispetto agli altri. Si dice che gli adolescenti carburino tardi, abbiano bisogno di iniziare la giornata un po' più tardi, dopo le 10 perché il loro metabolismo richiede dei tempi di vita diversi. Non potrebbe essere questa l'occasione per adeguare i tempi della città un po' di più alle esigenze delle popolazioni urbane? E anche se non lo facessimo per ragioni pedagogiche dovremmo per

non affollare gli spazi urbani delle città negli stessi orari. Si potrebbe usare la notte? Perché no".

Diluire gli orari vuol dire che, ad esempio, alcune attività potrebbero funzionare anche di notte: scuole, palestre, negozi e perché no anche uffici magari rallentando un po' i ritmi. E poi c'e la mobilità; i dati dell'Esa (Agenzia spaziale europea) hanno certificato che durante il lockdown la qualità dell'aria è migliorata in tutte le aree del pianeta interessate dal blocco

della circolazione: Cina e Nord Italia su tutte.

"In questo momento - ha continuato la docente - è molto difficile riorganizzare le città perché da un lato, come urbanisti e politici sentiamo la responsabilità di introdurre un modello alternativo; la mobilità lenta, una mobilità fatta a piedi e incentrata sulla bicicletta e sulle ciclovie. Dall'altra il buonsenso ci dice che nessuno strumento da solo può essere

risolutivo, soprattutto nelle grandi città e quindi dovremo avere in mente la varietà delle soluzioni e la biodiversità dei mezzi: il servizio pubblico, le piste ciclabili, andare a piedi ma anche cambiare una parte del parco automobilistico con auto elettriche".

Se c'è una cosa che ci sta insegnando la pandemia di Covid-19 è che, senza l'uomo, il mondo vive meglio e la Natura si riappropria dei suoi spazi. È bastato un solo giorno di Fase 2, in Campania affinché il fiume Sarno tornasse il più inquinato d'Italia mentre, durante il lockdown, le sue acque erano cristalline come mai viste prima.

"Ma se ci può essere uno stop drammatico, imposto da fuori, da un effetto catastrofico che ci ha imposto il cambiamento - ha concluso l'urbanista - perché non possiamo cercarlo razionalmente attraverso la via culturale e soluzioni politiche anche quando verrà meno la pandemia e la paura? Io penso che la grande sfida data al nostro tempo oggi è tenere insieme le piazze di Greta, le domande dei giovani che hanno gremito le piazze di tutto il mondo chiedendo la salvezza del pianeta e quelle piazze spaventosamente

vuote che domandavano la salute, ma salute personale e salute del pianeta coincidono perfettamente".

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