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Sabato, 29 Gennaio 2022

Fusione nucleare, Eni protagonista nella sfida per energia pulita

Nel progetto italiano DTT e con CFS negli Usa

Roma, 23 dic. (askanews) - L'urgenza di contrastare il cambiamento climatico ha imposto al mondo di procedere speditamente verso la decarbonizzazione, un taglio drastico delle emissioni di CO2. Bisogna dunque cambiare il paniere energetico: abbandonare gradualmente le fonti fossili e sostituirle con fonti rinnovabili e meno inquinanti, solare ed eolico ne sono un esempio. Ma c'è un'altra fonte di energia che potrebbe giocare un ruolo importante nella transizione energetica: la fusione nucleare.

Da oltre 60 anni gli scienziati studiano il meccanismo che alimenta il Sole, al cui interno avvengono continue reazioni di fusione tra nuclei di idrogeno che generano energia. L'obiettivo non è legato alla sola conoscenza ma alla possibilità di replicare questo meccanismo sulla terra, di ricostruire un "piccolo" sole da cui ottenere energia elettrica potenzialmente inesauribile, pulita, senza scorie di lunga durata, sicura e libera da CO2. La difficoltà è legata alla necessità di portare gli isotopi di idrogeno a temperature elevatissime, oltre 100 milioni di gradi, necessarie perché si trasformino in plasma e possa verificarsi la fusione dei loro nuclei. Centinaia di ricercatori nel mondo sono impegnati da anni nello studio della tecnologia del confinamento magnetico che utilizza campi magnetici potentissimi per gestire il plasma.

ENI, da tempo impegnata in una strategia di transizione energetica, ha colto le potenzialità di questo filone di ricerca e si è affiancata all'ENEA nel progetto tutto italiano DTT (Divertor Tokamak Test) che vedrà a Frascati la realizzazione di un tokamak, un dispositivo a forma di ciambella, con il quale si affronterà il problema dello smaltimento del calore in eccesso del plasma in una futura centrale a fusione a confinamento magnetico. DTT è un esperimento centrale per la riuscita di ITER, progetto internazionale in costruzione nel sud della Francia, che avrà il compito di dimostrare tra qualche anno la fattibilità scientifica della fusione. A cui seguirà, nella seconda metà del secolo, il progetto dimostrativo DEMO con la costruzione del primo prototipo di reattore a fusione.

Prima ancora di entrare nel progetto italiano, ENI nel 2018 ha fatto il suo ingresso nel progetto di fusione di CFS - Commonwealth fusion systems, spin-off del Massachusetts Institute of Technology finalizzato a velocizzare l'applicazione industriale della fusione a confinamento magnetico. ENI ha investito nella società di cui oggi è il principale azionista e alla fine di quest'anno ha partecipato al nuovo round di finanziamento. Un investimento lungimirante. È di qualche mese fa l'annuncio di ENI che la società statunitense ha condotto con successo il primo test al mondo del magnete con tecnologia superconduttiva HTS (HighTemperature Superconductors) che assicurerà il confinamento del plasma nel processo di fusionE. Sulla base del successo ottenuto Commonwealth fusion systems ha confermato la costruzione entro il 2025 del primo impianto sperimentale a produzione netta di energia denominato SPARC e poi quella dell'impianto dimostrativo, ARC, il primo capace di immettere energia da fusione nella rete elettrica che, secondo la road map, sarà disponibile nel prossimo decennio.

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