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Martedì, 30 Novembre 2021

Green pass, gli autisti scendono in strada: "Senza lavoro perché abbiamo scelto di non vaccinarci"

Protesta dei lavoratori GTT a Torino. Si stimano 10.000 cittadini lasciati a terra

A Torino sarebbero almeno 10.000 i passeggeri che rischiano di non riuscire a prendere l'autobus a causa del green pass. O meglio, a causa del fatto che, secondo i conti della Faisa Cisal, tra dipendenti GTT che non hanno il certificato verde (185) e turni ridotti dall'azienda per venire incontro a questo disagio (circa 150), ci sarebbero almeno 300 turni uomo in meno sulla rete del trasporto pubblico locale. 

"Abbiamo 185 autisti che non hanno il green pass e in più l'azienda in un incontro in Prefettura ha comunicato che aveva già ridotto il servizio di almeno 150 turni. Oggi la cittadinanza ha almeno 300 turni uomo in meno sulla rete che tradotto in difetto di trasporto passeggeri significa che abbiamo almeno 10.000 passeggeri che rimangono a terra", spiega Michele Schifone della Faisa Cisal. 

Gli autisti di GTT che non hanno il green pass questa mattina, giovedì 20 ottobre, si sono radunati davanti al palazzo della RAI per manifestare: "Siamo qui a protestare contro una dirigenza aziendale che ha preso sotto gamba l'entrata in vigore del green pass, che non ha previsto tutto quel che adesso stanno subendo i lavoratori che liberamente hanno scelto di non vaccinarsi e quindi, pur volendo a oggi, non abbiamo la possibilità di fare tamponi presso le farmacie. È stata attivata una fast line, ma non funziona".

Punto sul quale l'azienda però non è concorde, ovviamente. GTT infatti fa sapere che per agevolare chi dovesse sottoporsi a tampone per ottenere il green pass è stata definita un’intesa con Federfarma cui hanno aderito 39 farmacie in Torino e Provincia. Grazie a questo accordo i dipendenti GTT potranno recarsi nelle farmacie aderenti e usufruire di un servizio di “fast line” che consentirà loro di avere la precedenza su gli altri clienti in attesa del tampone, anche senza aver prenotato. Le farmacie aderenti hanno orari diversificati e alcune garantiscono il servizio 7 giorni su 7.

Il punto in ogni caso per i sindacati rimane politico: "Gli autisti che hanno scelto liberamente di non vaccinarsi sono rimasti senza lavoro, questa mi sembra una coercizione a indurre al vaccino togliendo il salario. È una cosa che contestiamo perché se doveva essere un obbligo il Governo doveva obbligare al vaccino. Aggirare l'ostacolo attraverso una difficoltà e una sottrazione di salario è una cosa che non accettiamo", continua Schifone. 

Autisti che però non si fermano a questo, ma contestano anche il fatto che i mezzi, la cui capienza è stata portata all'80% togliendo anche la catenella che distanzia il passeggero dall'autista, sono diventato troppo affollati: "Ci sono problemi di carico perché oggi con la mancanza di autisti i colleghi che attualmente lavorano sono in difficoltà. Già in condizioni normali avendo rimosso la catenella che distanzia l'autista dall'utenza, il carico supera l'80% arrivando anche al 110%. Adesso a maggior ragione che molti autisti non sono in servizio l'utenza se la prende con chi lavora e si temono aggressioni. I lavoratori devono rientrare al più presto", spiega Francesco Goitre della Faisa Cisal. 

"Dai nostri dati stanno anche aumentando le assenze per altri motivi perché chi sta lavorando in questi giorni si prende insulti, è in sovracarico, ecc. Siamo ancora più a rischio contagio di prima. Noi non siamo contro il vaccino, tra noi ci sono percone che protestano a paga zero e che hanno il green pass, ma per scelta stanno lottando contro questo ricatto", conclude Roberto Porcella della Faisa Cisal. 

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