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I musei di domani: avanguardia, relazioni, prossimità e lavoro

Convegno "Oltre la ferita": da Palazzo Strozzi idee per il futuro

Firenze, 22 apr. (askanews) - L'accessibilità dell'arte e i cambiamenti che lo sconvolgimento della pandemia porterà nei musei e nelle fondazioni culturali italiane. Erano questi i punti di partenza del convegno online organizzato da Palazzo Strozzi, 'Oltre la ferita', prendendo spunto dall'opera dell'artista JR che ha letteralmente aperto uno squarcio immaginifico nel museo fiorentino.

A coordinare il tavolo dedicato ai direttori dei musei l'assessore alla Cultura di Firenze, Tommaso Sacchi, che ha chiesto di immaginare scenari e strategie per il futuro, partendo da Arturo Galansino, direttore generale della Fondazione Palazzo Strozzi. 'I nostri programmi - ha detto - andranno ancora nel senso dell'arte pubblica, Palazzo Strozzi continuerà a muoversi in una direzione diversa rispetto a quella classica, lavorando anche per i locali. Io credo che oggi sia importante pensare a come riaprire, in totale sicurezza, per lo meno a un pubblico nazionale, al pubblico internazionale per un po' ci abbiamo rinunciato'.

Dalla programmazione e dalla necessaria relazione con il pubblico di prossimità, poi, il discorso è passato ai ruoli e al rapporto con il digitale. Lorenzo Giusti, direttore della GAMeC di Bergamo. 'Io credo che per ogni istituzione, in base al profilo e alle caratteristiche - ha spiegato - serva un ruolo specifico. Dobbiamo lavorare su questa specificità e forse anche lavorare a un patto tra istituzioni. Così come i musei devono essere diversi tra loro, anche i musei sul Web dovrebbero esserlo. Nel nostro caso porteremo sicuramente avanti il progetto di Radio GAMeC, che sempre più stiamo immaginando come un network radiofonico intra istituzionale'.

Giovanna Melandri, presidente del MAXXI di Roma, ha ragionato partendo da questo aspetto di collaborazione, per poi andare a toccare altri due temi chiave: il modo in cui le istituzioni pensano se stesse e si pongono davanti al pubblico. 'Innanzitutto la parola che vorrei offrirvi - ha detto l'ex ministro della Cultura - è avanguardia. La proposta è sentirci e operare come avanguardie di una consapevolezza diversa, aumentata, di riflessione critica. Noi abbiamo bisogno di immaginare un meccanismo automatico, strutturale, non episodico, non tampone, per sostenere la domanda di cultura'.

Meccanismi che, inevitabilmente prevedono l'allargamento del campo, e tra i musei più attivi in questo senso nel periodo della pandemia c'è stato il Museo Egizio di Torino, diretto da Christian Greco. 'Portiamo nei nostri musei filosofi, storici contemporanei, sociologi - ha proposto Greco, dopo avere richiesto l'istituzione di un fondo sul modello di quello che sostiene le università italiane -. Formiamo quell'umanesimo digitale, rimettiamo l'uomo al centro, capiamo le necessità della società e come la cultura materiale possa essere messa in dialogo con questo. Diventeremo quindi laboratori di innovazione'.

Ultimo, ma non meno importante, il tema del lavoro, sul quale si è concentrato il direttore degli Uffizi di Firenze, Eike Schmidt. 'Ci sono tantissimi giovani - ha spiegato - che non hanno un posto di lavoro, pur essendo qualificatissimi. La cultura è uno dei pochi settori dove non c'è la mancanza di personale qualificato, ma c'è l'opposto, ossia personale qualificato che non ha un posto o che, peggio, lavora in condizioni non accettabili di precariato, mentre allo stesso momento anche avendo a disposizione i fondi per creare nuovi posti di lavoro non lo possiamo fare perché la legge non ce lo permette'.

Lo scenario, insomma, resta complesso e per molti versi ancora difficile da decifrare. Ma per andare oltre la ferita della pandemia si capisce bene che occorre una nuova forma di consapevolezza, una postura mobile, aperta e, per citare di nuovo Giovanna Melandri, una volontà di tornare a essere avanguardia. Se i musei, e con loro il ministero della Cultura, avranno il coraggio di battere queste strade la sensazione è che il futuro della cultura si possa continuare a scrivere in modo originale e rilevante, anche in Italia.

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