Martedì, 19 Gennaio 2021

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Il realismo oltre la realtà: studio visit da Elisa Sighicelli

Le fotografie dal lockdown e un lavoro sempre più rilevante

Torino, 3 dic. (askanews) - Fotografie che sono opere d'arte in grado di creare una serie di salti di livello intorno all'idea di linguaggio, di realtà e di rappresentazione. Elisa Sighicelli, con eleganza, misura e discrezione, ma forte di un lavoro sempre più rilevante, si sta imponendo sulla scena internazionale, da Hong Kong a New York. L'abbiamo incontrata nel suo studio a Torino dove ci ha presentato una serie di lavori nati durante il periodo di lockdown, immagini di parti della sua casa coperte da una plastica da imbianchini, che hanno generato opere apparentemente astratte di enorme fascino.

"Tutto il mio lavoro da vent'anni a questa parte - ha spiegato ad askanews - è una riflessione sulla possibilità di suggerire diversi piani spaziali successivi. Qui abbiamo un primo piano della plasticata, e poi questo spazio oltre".

Ecco, la questione è certamente ciò che c'è oltre la soglia di mistero che una documentazione che nei fatti è totalmente oggettiva, viene da dire brutalmente oggettiva se guardate la definizione delle fotografie sul piano della superficie della plastica, ha invece costruito. Ma le domande innescate dal lavoro di Elisa Sighichelli riguardano anche, e in misura importante ciò che c'è al di qua della soglia, ossia gli spettatori, ossia noi che stiamo di fronte all'opera, oltre che la sua decisiva componente narrativa.

"Mi diverte molto - ha aggiunto l'artista - il fatto di poter usare degli oggetti reali, ma portarli a un grande livello di astrazione".

In sostanza è come se le fotografie creassero una nuova dimensione sulla superficie dell'opera, è come se quella che immaginiamo essere la tela che sta alla base di un quadro, qui sia stata portata completamente in superficie, cioè come se venisse prima del quadro, che però continua a esistere, "dietro" e non più "davanti", in un'altra e ulteriore sezione del piano che, ingenuamente, ci ostiniamo a chiamare "di realtà".

E' inevitabile pensare, a questo punto, di trovarsi su un terreno che è quello del concettuale, ma senza retorica né ostentazione, anzi, partendo da oggetti domestici e quotidiani, che lo sguardo e la pratica di Elisa riescono a trasformare, senza mai negarli.

"Secondo me - ci ha confessato - funziona molto meglio il fatto di dare degli spunti, di suggerire qualche cosa, però poi in realtà non farlo vedere".

La questione però, e di nuovo si vede come il lavoro di Sighicelli sia anche un dispositivo attivatore del lavoro stesso, è che guardando le sue fotografie si "vede" molto e di più, pur a fronte di un apparente nascondimento o, in altre serie di sue opere, una dichiarata sovrapposizione tautologica tra oggetto e soggetto del gesto creativo. E in questo ampliarsi delle possibilità e dei significati si trova uno dei luoghi più affascinanti e rilevanti del contemporaneo.

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