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Indice di percezione della corruzione: Italia come Arabia Saudita

Il CIP 2020: Danimarca e Nuova Zelanda i più virtuosi

Milano, 28 gen. (askanews) - L'Italia perde una posizione, slitta al 52esimo posto, in compagnia di paesi come Arabia Saudita e Malta. Sono i dati sulla percezione della corruzione raccolti ogni anno da Transparency International.

Secondo l'indice 2020 Danimarca e Nuova Zelanda sono i paesi più virtuosi del mondo, mentre in fondo alla classifica, che ha analizzato 180 Stati, ci sono tra gli altri, Nigeria, Iran e Libano.

Quanto all'Italia, il CPI 2020 segna un rallentamento del trend positivo che aveva visto il paese guadagnare 11 punti dal 2012 al 2019, pur confermandola al 20simo posto tra i 27 Paesi membri dell Unione Europea. Secondo il presidente dell'Anac, Giuseppe Busia, intervenuto alla presentazione dell'indice di Transparency, bisogna guardare il bicchiere "mezzo pieno": "Aver tenuto in una situazione difficile e di accresciuto rischio per la corruzione come con la pandemia, in cui ci sono investimenti pubblici elevati e spesa accelerata, è il segno che abbiamo costruito qualcosa di solido", ha dichiarato il presidente dell'Anti corruzione.

L'Anac ha la banca dati nazionale dei contratti pubblici - ha sottolineato Busia - e sta raccogliendo dati in trasparenza per far sì che il controllo di come vengono utlizzate le risorse pubbliche sia non solo dei controllori istituzionali ma di tutti i cittadini.

"Io credo che parte dei fondi del recovery fund vada investita in questo: non solo per controllare l'uso dei fondi ma anche come infrastruttura del paese".

Secondo l'analisi di Transparency, negli ultimi anni l Italia ha compiuto significativi progressi nella lotta alla corruzione: ha introdotto il diritto generalizzato di accesso agli atti rendendo più trasparente la Pubblica Amministrazione ai cittadini, ha approvato una disciplina a tutela dei whistleblower, ha reso più trasparenti i finanziamenti alla politica e, con la legge anticorruzione del 2019, ha inasprito le pene previste per taluni reati. Ma nonostante tutto questo sforzo, l'imperativo è la prevenzione soprattutto in un periodo di elevati finanziamenti pubblici, scattati con la pandemia, soprattuto in vista dell'arrivo dei soldi del Recovery Fund.

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