Martedì, 13 Aprile 2021

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L'impatto del Covid-19 sulle Breast Unit. "Il cancro non aspetta"

Lucio Fortunato (Senonetwork): diagnosi e interventi ridotti

Roma, 5 mag. (askanews) - L'emergenza coronavirus, soprattutto nella prima fase con le terapie intensive al collasso, ha messo a dura prova gli ospedali. A risentirne anche molti malati non Covid-19. Diminuiti di molto gli accessi alle strutture, le diagnosi, gli interventi per i pazienti oncologici. Nel caso dei tumori alla mammella, Senonetwork Italia Onlus, associazione che riunisce 133 Breast Unit (centri italiani di senologia) che nel complesso trattano il 91% dei casi di cancro al seno in Italia, ha inviato un sondaggio ai centri della sua rete i primi di aprile e i risultati arrivati a fine mese danno un quadro allarmante. Lucio Fortunato, direttore della Breast Unit del San Giovanni di Roma e nel consiglio direttivo di Senonetwork.

"Abbiamo visto che in una grande percentuale, circa il 40% dei casi, c'è stato un profondo impatto sull'accesso delle donne all'interno dei centri di senologia, nei due terzi dei casi abbiamo avuto una grande modificazione organizzativa nei centri; purtroppo il cancro non aspetta e nel 21% dei casi c'è stato un impatto profondo sul management delle pazienti".

La maggior parte delle Breast Unit si trova in ospedali che si sono occupati di Covid, e molti sono in Lombardia, la regione più colpita dal virus. Pochi quelli in strutture salvaguardate e non-Covid, come il San Giovanni della Capitale.

"Questo ha creato problemi di accesso al reparto, di riduzione delle sedute operatorie nel 74% dei casi, e nell'80% dei casi abbiamo riportato una diminuzione del numero delle pazienti operate per cancro". "Ma il problema è a monte: tutto l'accesso alla diagnosi, alla parte della diagnosi precoce del cancro ha probabilmente avuto un impatto doppio rispetto alla parte della chirurgia".

In molti ospedali gli screening sono stati bloccati per un paio di mesi ma nei tumori, anche in quelli meno aggressivi, questo può avere un impatto importante sulla sopravvivenza del malato.

L'appello ora, nella Fase 2, è a recuperare il tempo perduto: "Cercare di garantire l'accesso di qualità alle persone che hanno problemi oncologici perché il cancro non aspetta, possiamo ritardare le visite meno importanti ma ritardare la diagnosi precoce nei trattamenti oncologici rischia di avere un forte impatto anche sulla nostra possibilità di cura".

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