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Martedì, 25 Gennaio 2022

La Libia al voto il 24 dicembre fra speranza e timori

A Tripoli in tanti chiedono più sicurezza

Roma, 14 dic. (askanews) - A 10 giorni dalle prime elezioni democratiche della Libia che dovranno portare a termine la fase di transizione politica e unificare il Paese lacerato dalla guerra, gli abitanti di Tripoli parlano delle loro speranze e attese in vista delle presidenziali del 24 dicembre, mentre non nascondono i timori per il voto e un ritorno delle violenze.

"Non sono molto ottimista, perché le prospettive sono difficili - Khaled al-Turki, abitante di Tripoli, 25 anni - la gente è divisa sui principali candidati, una persona o l'altra, un posto o l'altro, non tutti accetteranno questa situazione".

"In merito alle attese - spiega Adam ben Fayed, abitante di Tripoli - come tutti i giovani libici, tutti i cittadini libici spero che problemi come l'elettricità e le infrastrutture del paese siano sistemati. Tutto quello che contribuisce alla creazione dello Stato".

Tra i problemi più sentiti dai libici, c'è sicuramente quello della sicurezza.

Tra i candidati Abdul Hamid Dbeibah, primo ministro ad interim, il generale Khalifa Haftar e Seif Gheddafi, figlio del dittatore deposto.

Abdalsalam al-Mabrouk, dipendente del ministero dell'Economia

"Come andranno le elezioni non si sa, ma se funzionano, vogliamo che il governo prepari qualcosa che faciliti il trasferimento pacifico del potere e stabilisca la Costituzione. È la cosa più importante perché le elezioni non avrebbero dovuto tenersi senza Costituzione e io sono il più grande oppositore alle elezioni senza Costituzione".

Nel febbraio 2011, sull'onda della Primavera araba e grazie all'appoggio della Nato, i libici hanno lanciato una rivolta che ha spodestato Muammar Gheddafi, alla guida del paese dal 1969. Ma da quando Gheddafi fu ucciso dai ribelli nell'ottobre 2011 la Libia è minacciata dalle rivalità tra le principali regioni, il peso delle milizie e le ingerenze straniere, tutto a discapito della popolazione, stremata da un decennio di conflitto nonostante le immense risorse energetiche. Il valore della moneta locale, il dinaro, è fortemente diminuito, i prezzi degli immobili sono esplosi, le interruzioni dell'elettricità sono ormai croniche.

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