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La luce e la materia, studio visit da Serena Bilanceri

Nel laboratorio dell'artista toscana, tra pittura e parola

 

Vada, 31 ago. (askanews) - Un piccolo studio sul litorale toscano e, all'interno, tanti lavori diversi, dalla pittura al design, dalla fotografia alla poesia. Con una relazione strettissima tra la materia e la luce. Serena Bilanceri è un'artista visiva, ma anche attrice e scrittrice, che ha esposto in Italia e all'estero e che resta legata alla concretezza del lavoro pittorico e a un'idea di rappresentazione a molti livelli e con svariati materiali.

"Ho usato dello stucco, della sabbia - ha raccontato ad askanews - poi ci ho messo vari strati di vernice su legno, perché adoro lavorare su legno. E poi uso sempre la colla".

Nel corso della visita allo studio si trovano le tracce di lavori diversi, che partono dall'astrazione, ma approdano, più che a una linea espressiva univoca, a una sensazione forte dell'idea di quadro.

"C'è la stoffa, c'è il silicone, ci sono i sassi, c'è l'erba secca - ha aggiunto l'artista -. C'è la materia: mi piace donare tridimensionalità, mi piace donare vita a un quadro".

E tra i modi per dare questa vita, nell'ultimo periodo del lavoro di Serena Bilanceri, c'è il ricorso alla scrittura, all'alfabeto, a messaggi che si compongono direttamente sulla tela.

"In ogni quadro - ci ha spiegato - c'è scritta una poesia, una frase, un'idea, una dedica. E praticamente nel retro del quadro io metto una mappa che diventa quasi un gioco: c'è scritta una frase specifica e devi andare a ritrovarla. Mi piace come idea di gioco. Ho detto: voglio dare risalto alla parola stessa, metterla al centro di un palcoscenico, come l'attrice al centro del palco vero e proprio, che viene illuminato dalla luce. Queste lettere, che sono materiche, vengono esaltate dalla luce".

Nel lavoro dell'artista, comunque non c'è solo la pittura, ma anche la fotografia, con una serie di scatti sul corpo in relazione alla materia e la creazione, partendo sempre da fotografie, di lampade che, una volta di più, giocano con l'idea della luce e degli oggetti. Perché è anche nell'inquietudine e nelle contrapposizioni che si genera il lavoro.

"Le creazioni migliori - ha concluso Serena Bilanceri - vengono quando ci sono momenti di trambusto, chiamiamoli così, ecco".

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