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Le donne turche minacciate dai piani di Erdogan su diritti

Il presidente vuole uscire da Convenzione di Istanbul

 

Milano, 10 set. (askanews) - Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha parlato di un possibile ritiro della Turchia dalla Convenzione di Istanbul, il trattato internazionale ratificato nel 2011 volto a combattere la violenza domestica. L'annuncio solleva forti preoccupazioni, soprattutto tra le esponenti del movimento femminista turco. Tenendo conto che nel 2019 si sono registrati 474 femminicidi nel Paese della Mezzaluna, rispetto ai 440 del 2018 e ai 180 del 2010.

Adile Dogan, Presidente dell'Associazione di Solidarietà delle Donne di Esenyali:

"È il diritto più avanzato che abbiamo acquisito negli ultimi 20 anni", afferma. "Così lo vediamo, quindi anche se è solo sulla carta, è qualcosa che abbiamo ottenuto. E i diritti che abbiamo già, che abbiamo guadagnato e che hanno cercato di toglierci a poco a poco, anche se non vengono applicati, preferiamo che rimangano al loro posto e dobbiamo lottare per farli rispettare. È una convenzione progressista".

Ma il crescere di un fenomeno come la violenza, di carattere chiaramente sessuale non è soltanto statistica. In un Paese dove la religione islamica sta prendendo sfumature sempre più oscurantiste, una donna violentata, quando sopravvive, patisce oltre al dolore e al senso di repulsione, anche la vergogna.

Nahit Tatlisu, padre di una donna violentata:

"La nostra famiglia - dice - è stata rasa al suolo. Vado al lavoro, ma non riesco nemmeno a lavorare, ci penso sempre. Mia figlia mi chiede "ma perché non è ancora stato arrestato?" Lei ha cercato di uccidersi, ha ingoiato 35 pillole: per fortuna mio nipote l'ha vista e l'ha subito portata in ospedale. Ma nonostante questo, il pubblico ministero non sta facendo il suo lavoro".

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