Mercoledì, 16 Giugno 2021

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Leucemia linfatica, nuove speranze da terapia a durata fissa

Migliora la cura e la qualità di vita

Roma, 7 mag. (askanews) - Nuove speranze per le persone colpite da Leucemia. In particolare, per la leucemia linfatica cronica, la più comune forma di leucemia nei paesi occidentali, arrivano nuovi dati da un ampio studio clinico, Murano, che confermano come con un nuovo trattamento, già disponibile anche in Italia, è possibile fare una terapia senza chemio per due anni potendo poi la maggior parte dei pazienti sospendere il trattamento senza avere recidive di malattia. Ritardando così eventuali nuovi trattamenti. L'innovazione di una terapia a durata fissa si traduce quindi in un significativo impatto sulla qualità di vita dei pazienti.

Lo studio è durato complessivamente 5 anni, verificando l'associazione Venetoclax più Rituximab, un trattamento appunto a durata fissa di due anni. Circa la metà dei pazienti valutati risulta ancora libero dalla progressione della malattia dopo 3 anni dalla fine del trattamento.

Vantaggi evidenti quindi e non solo per i pazienti ma anche per i medici e per il Servizio sanitario nazionale.

Se ne è discusso in una web conference promossa da AbbVie - azienda biofarmaceutica globale guidata dalla ricerca scientifica - con la partecipazione di AIL Nazionale. Con una chiara evidenza: l'impegno per innovare le terapie porta a migliorare la qualità di vita dei pazienti.

Annalisa Iezzi, direttore medico AbbVie Italia:

"Nei due terzi di questi pazienti non è più possibile individuare cellule residue malate nel sangue periferico. Questo ha una ricaduta importante in termini di qualità di vita, più profonda è la risposta più duraturo è il benessere per il paziente. Con una ricaduta anche all'interno dell'alleanza di cura medico-paziente riuscendo a diminuire anche il carico di spesa e di cura per il sistema sanitario nazionale che così può prendere in cura più pazienti".

La possibilità di utilizzare un regime terapeutico per un periodo limitato nel tempo, come nel caso di Venetoclax, rappresenta dunque un'opportunità unica per la gestione clinica della Leucemia Linfatica Cronica, permettendo al paziente di riprendere la propria vita nonché di ottimizzare le risorse per il Servizio Sanitario. Antonio Cuneo, Direttore della Sezione di Ematologia dell'AOU Arcispedale Sant'Anna di Ferrara:

"Per programmare la spesa e non per scegliere la terapia, che è sempre quella più adatta al paziente potendo scegliere, c'è una crescente attenzione all'aspetto farmaeconomico per il decisore che deve pianificare le spese. Dunque la terapia di durata definita in diversi scenari sta emergendo come conveniente per quanto riguarda il soggetto che eroga il finanziamento, nel nostro caso il servizio sanitario nazionale. Ma anche in Inghilterra è stata fatta una valutazione analoga. Ciò detto si sceglie sempre la miglior terapia".

La miglior terapia ovviamente è quella che concede al paziente i benefici maggiori. Il punto finale arriva dal dott. Stefano Molica, del Dipartimento Onco-Ematologico dell'Azienda Ospedaliera Pugliese-Ciaccio di Catanzaro:

"Entrambe le terapie danno un beneficio significativo per questi pazienti e solo trial clinici già attivati ci daranno una risposta. Certamente però abbiamo criteri molto stabili per scegliere la terapia, e una terapia a termine con farmaci che hanno una selettività maggiore sul target molecolare della malattia e con minori effetti fuori dai target stessi probabilmente consente di dare risposte migliori, più profonde a fronte di un vantaggio significativo su quelle che sono le tossicità".

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