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Venerdì, 3 Dicembre 2021

Libano ripiombato nel terrore, dopo scontri a fuoco mortali

Scuole, negozi, banche e uffici governativi hanno chiuso

Milano, 15 ott. (askanews) - Nel paese dei cedri torna il vento di guerra. Scuole, negozi, banche e uffici governativi in Libano hanno chiuso dopo ore di scontri a fuoco tra le milizie armate, la morte di sei persone e il terrore che serpeggia tra i residenti di Beirut.

Bassam Mawlawi, ministro dell'Interno:

"La pace all'interno del territorio libanese è una delle questioni più sacre. La pace civile non deve essere compromessa. Abbiamo sottolineato l'importanza di adottare le misure necessarie per mantenerla, a cominciare dal controllo delle forze militari sul terreno e prendendo tutte le misure di sicurezza necessarie, compresi gli arresti. Ci sono vittime. Secondo le informazioni che abbiamo fino ad ora, sei persone sono state uccise".

Come era inevitabile nel precario contesto libanese, la lunga crisi economica è sfociata nella violenza. Armi automatiche e granate con propulsione a razzo per le strade della capitale, hanno riecheggiato l'era più buia per l'antica terra dei Fenici, la terribile guerra civile combattuta in Libano tra il 1975 ed il 1990.

Il portavoce del Dipartimento di stato Usa Ned Price:

"Vorrei ribadire che ci opponiamo all'intimidazione e alla minaccia di violenza contro la magistratura di qualsiasi paese e sosteniamo l'indipendenza giudiziaria del Libano. I giudici devono essere liberi dalla violenza, devono essere liberi dalle minacce, devono essere liberi dalle intimidazioni, compresa quella di Hezbollah. Come ho detto prima, siamo stati costantemente chiari sul fatto che le attività terroristiche e illecite di Hezbollah minano la sicurezza del Libano".

Le violenze sono scoppiate durante una protesta organizzata dai due principali partiti sciiti: Hezbollah e il Movimento Amal, contro il pm che indaga sulla massiccia esplosione dello scorso anno al porto di Beirut.

I due gruppi hanno detto di essere stati presi di mira da cecchini schierati sui tetti, accusando la milizia cristiana di destra delle forze libanesi di aver iniziato la sparatoria. I morti erano tutti sciiti.

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