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Luiss Business School: civil servant post pandemia, sfide future

Serve una comune cultura dell'interesse pubblico

Roma, 9 apr. (askanews) - Una nuova generazione di professionisti che avverta la consapevolezza e la responsabilità di essere "ceto dirigente": sono questi i "Civil servant di cui l'Italia ha bisogno", e da cui ha preso le mosse il webinar omonimo organizzato dalla Luiss Business School e dall'associazione "Davide De Luca - Una vita per l'Intelligence". Ad aprire i lavori il presidente della stessa Luiss Business School, Luigi Abete, che ha voluto porre l'accento sull'importanza della leadership collettiva nell'ottica di una pubblica amministrazione moderna.

"Io dico spesso - ha detto Abete - che le leadership del futuro o sono leadership collettive o non sono leadership, i leader individuali ma purtroppo per loro non sono in grado di risolvere i problemi nella complessità. Solo se i ceti dirigenti hanno un comune sentire, una identità prospettica questi centi dirigenti cositutituscono una leadership".

Un pensiero condiviso da Ferruccio De Bortoli editorialista del Corriere della Sera per il quale una una classe dirigente vera mette il bene comune davanti alle proprie necessità, per quanto drammatiche e legittime possano essere. Ci si salva tutti insieme, dice de Bortoli, e non esiste una parte di classe dirigente che possa chiamarsi fuori.

Quella della Luiss è stata una nuova tappa dell'iniziativa di riflessione pubblica avviata oltre un anno fa allo scopo di contribuire alla diffusione di una comune cultura dell'interesse nazionale come ha evidenziato il direttore della Luiss Business School, Paolo Boccardelli. Per il direttore infatti il pubblico va rimesso al centro e dovremmo curarci della motivazione dello status del pubblico impiego. I fattori motivanti sono il contenuto del lavoro e il riconoscimento del valore del lavoro da parte della collettività.

Aspetti su cui ha posto l'accento anche Gianni Letta, presidente onorario associazione 'Davide De Luca - Una Vita per l Intelligence', che ha sottolineato la necessità di dialogo tra pubblico e privato per una pubblica amministrazione in un'ottica nuova. "L'Italia ha bisogno di civil servant di persone che possano servire l'interesse nazionale e favorire il rifiorire di una coesione nazionale, sì nella pa manche fuori della pa in quella nuova collaborazione tra pubblico e privato tante volte è stata invocata e che non sempre si riesce a realizzare in maniera armonica", ha detto Letta.

Una riflessione condivisa da Flavio Cattaneo, imprenditore e vice presidente di Italo, in passato manager di aziende pubbliche tra cui la Rai e Terna. "Il capitale umano di forma anche attraverso la fiducia, fiducia reciproca tra istituzioni pubbliche e private. Fiducia dei privati verso le istituzioni manche dei privati tra di loro", sottolinea Cattaneo.

Esempio per eccelleza di un civil servant al servzio della collettività Teo Luzi, il comandante Generale dell'Arma dei Carabinieri: "Io credo che fare il dirigente della pubblica amministrazione debba essere qualcosa che uno sente come una posizione di privilegio, di poter servire la collettività. Quando si parla di riforma della pubblica amministrazione si tende sempre ad evidenziare l'aspetto procedurale, troppi organi, procedure lente, prassi non afdeguate ai tempi e si tende a dimenticare quello che è il comune sentire, l'orgoglio di essere membri di una struttura che è al servzio dei cittadini".

Ai civil servant del futuro si rivolge la presidente di Eni Lucia Calvosa, invitandoli a continuare nel percorso di studi: "Penso che ai miei studenti senz'altro continuerei a sollecitarli a studiare e ad imparare cosa che costitisce una stampella per andare avanti. Lo studente ora ha grandi facilitazioni con internet e con tutte le novità che ben conosciamo. Credo che il consiglio migliore sia questo, con capacità di interazione con il mondo esterno ma questo i giovani già lo fanno, cosa che prima non facevano gli studenti".

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