Giovedì, 24 Giugno 2021

M.O., aumentano i bambini con disturbi da stress post-traumatico

Alcuni non si riprenderanno più, denuncia psichiatra di Londra

Roma, 19 mag. (askanews) - Delle 219 vittime di Gaza, 63 erano bambini, almeno stando ai dati del ministero della Salute controllato dai militanti di Hamas. Delle 10 persone uccise in Israele, almeno due erano bambini, ha confermato il servizio medico dello Stato ebraico. Secondo Andrea Danese, professore di psichiatria infantile e dell'adolescenza presso il prestigioso King's College di Londra, molti bambini che hanno sviluppato problemi psichiatrici a causa del conflitto israelo-palestinese non si riprenderanno.

"Il Disturbo da stress post-traumatico (PTSD) che è stato descritto inizialmente per i veterani di guerra, lo stiamo vedendo sempre di più. È anche una condizione che si verifica su un numero di individui che sono stati esposti a eventi traumatici. In merito a eventi traumatici - ha spiegato Danese in un'intervista da remoto con France presse - pensiamo tipicamente a eventi che riguardano la morte, ferimenti o sfruttamento sessuale".

"In molti modi, la prevalenza della psicopatologia per altre condizioni come depressione, ansia, problemi comportamentali viene aumentata ulteriormente dal trauma. Pertanto Ptsd è tipicamente non l'unica e spesso non la più comune forma di psicopatologia, sebbene sia una di quelle molto importanti".

"É importante dire che c'è una sorta di recupero naturale, e cioé che alcuni bambini che hanno queste condizioni, che sono davvero stressati e compromessi da non riuscire a tornare a impegnarsi nello studio, nella socializzazione, quel genere di esperienze appropriate a livello di sviluppo che hanno, alcuni di loro si riprenderanno senza interventi nel tempo, ma una larga parte non ci riuscirà".

Quando il conflitto non è in corso - ha spiegato ancora il professor Danese - la cura per la salute mentale dei bambini è spesso inadeguata. Non solo in Israele e Gaza, ha aggiunto il Danese, secondo il quale la risorse disponibili nella Regione sono abbastanza limitate e servirebbero investimenti non solo da parte di Israele e dei territori occupati, ma anche da parte della comunità internazionale per sostenere specialisti internazionali che offrano trattamenti adeguati a questi bambini.

"Pertanto se non agiamo, affrontando i bisogni di salute mentale dei bambini, questo potrà avere importanti conseguenze nel futuro per la stabilità della regione".

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