Giovedì, 4 Marzo 2021

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Mutazione e contraddizione, De Falco tra natura e tecnologia

A Roma la performance ARBOR VITAE, a S.Ignazio di Loyola

Roma, 3 nov. (askanews) - Una performance tra tecnologia e natura ospitata nella chiesa di Sant'Ignazio di Loyola a Roma. L'artista Thomas De Falco ha portato, sotto gli affreschi di Andrea Pozzo simbolo di un trionfale barocco, il progetto ARBOR VITAE - Le jardin noir che ragiona sul tema della mutazione e sulla relazione sempre più stretta tra le nostre vite di ogni giorno e le strutture tecnologiche che, in qualche modo, le sostengono, sebbene forse in modo fallace.

"Ci sono questi corpi, questi tessuti - ha spiegato De Falco ad askanews - che sono contaminati dalla tecnologia, che è qualcosa che va a morire, perché alla fine vince la natura, anche se ahimè questo è un momento molto difficile. La scelta di lavorare in una chiesa richiama quando c'erano le guerre e le persone per ripararsi andavano nelle chiese, non solo per pregare, ma anche per scappare dal male. Qui volevamo creare un'altra realtà, una dimensione mistica, quasi un sogno. In questo momento la mutazione è fondamentale e io vorrei vivere un sogno in un momento difficile".

Al centro del lavoro di De Falco c'è anche il ragionamento sulla contraddizione tra tecnologia e natura, che si alimenta anche grazie al fatto che l'artista utilizza la tessitura come proprio linguaggio e crea nuove dimensioni attraverso la giustapposizione dei materiali naturali e degli oggetti tecnologici, siano essi cavi o device, che vengono in un certo senso inglobati dal tessuto, a quel punto però divenuto un ibrido. Ma tutte le linee dell'opera, poi convergono verso il vero fulcro della performance, l'albero che dà nome al lavoro, intorno alla cui fragilità, però, spesso passiamo indifferenti.

"Io penso - ha concluso Thomas De Falco - che creare crei terapia. E quindi l'arte è terapeutica per chi la vive, per chi la guarda e per chi la fa. Sicuramente aiuta a stare bene e a entrare in un'altra dimensione".

Una dimensione che, complice anche il luogo, la performance è riuscita a evocare con intensità. Aumentata anche, molto probabilmente, dai tempi che stiamo vivendo.

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