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Navalny scatena proteste in Russia, feroci scontri con polizia

Cominciano a chiamarla la Rivoluzione delle palle di neve

Milano, 23 gen. (askanews) - Qualcuno inizia già a chiamarla la Rivoluzione delle palle di neve. Ma per ora, in una Russia immersa nel gelo, quella che si è tenuta in oltre 80 città è più che altro una delle più grandi azioni di protesta scatenata dalla incarcerazione di Aleksey Navalny e dalla pubblicazione di un video di quasi due ore, in cui il blogger attribuisce al presidente russo Vladimir Putin spese folli per una tenuta sul Mar Nero.

Nonostante il freddo, polare in alcune zone della Russia, i manifestanti sono scesi in piazza. La polizia ha iniziato subito con i fermi, usando progressivamente sempre più la mano pesante via via che la folla aumentava, in particolare a Mosca e San Pietroburgo: le scene di massa forse più impressionanti si sono viste nella capitale degli Zar, proprio sulla prospettiva Nevskij.

Fenomeno impressionante anche la presenza di giovanissimi e addirittura bambini in piazza. Circa quindici minori sono stati arrestati nella manifestazione non autorizzata a Mosca. I dati sono stati forniti dal Commissario per i diritti dei bambini nella Federazione russa Anna Kuznetsova. Secondo le agenzie russe, i più giovani di loro avevano nove e dodici anni.

Tra gli arrestati poi rilasciati anche la moglie di Navalny, Yulia. Fermata durante un piccolo comizio anche Liubov Sobol. In un tweet in russo l'ambasciata americana a Mosca scrive: "Le autorità russe arrestano manifestanti e giornalisti pacifici. Questa sembra essere una campagna concertata per sopprimere la libertà di parola e di riunione pacifica. In anni recenti in Russia continuano le azioni repressive contro la società civile, i media indipendenti e l'opposizione politica".

Immediata la replica della portavoce della diplomazia russa, Maria Zakharova. Il ministero degli Esteri russo ha fortemente raccomandato agli Stati Uniti di affrontare la situazione all'interno del suo paese, ricordando che l'ambasciata russa in America non ha reagito in alcun modo alle manifestazioni a Washington del 6 gennaio e ai tentativi di assalto al Campidoglio, e inoltre non ha condannato gli omicidi e le detenzioni avvenute. La tensione resta alta.

Servizio di Cristina Giuliano

Montaggio a cura di Gualtiero Benatelli

Immagini a cura di Askanews/Afp/Internet

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