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Una notte con gli operai della Whirlpool: "Ci hanno tolto tutto in un secondo"

"Questa è casa nostra e noi non ce ne andiamo". Ma quando scende la sera tra i dipendenti dello stabilimento di Ponticelli crescono le paure e le ansie. Il video

 

C'è un momento, nello stabilimento Whirlpool di Ponticelli, zona Est di Napoli, in cui la protesta lascia spazio ai pensieri. Questo momento arriva quando la moltitudine dei circa 430 dipendenti, in presidio permanente dal 31 maggio, lascia il posto a una trentina di operai che faranno il turno di notte. 

Perché di lasciare incustodita la fabbrica non se ne parla nemmeno. "Questa è casa nostra e noi non ce ne andiamo" dicono i lavoratori. Quando scende la sera e il suono della folla si attutisce crescono le paure, le ansie, le attese. "Avevamo un lavoro, un futuro, una serenità - racconta Fabrizio - Ci hanno tolto tutto in un secondo". Ma la notte è lunga, molto più lunga del giorno. E' fatta di un silenzio profondo. E quindi va esorcizzata in tutti i modi possibili.

C'è chi si occupa del cibo, chi organizza una partita di carte, chi guarda la televisione per capire se i tg parlano ancora della loro vertenza, oppure se già sta finendo in fondo all'agenda dei mezzi di informazione. C'è chi organizza le brande fornite dal Comune di Napoli nel capannone delle assemblee. "C'è rimasto questo - ci spiegano - facciamo gruppo perché mai come ora dobbiamo essere uniti". 

Presidiano da sette giorni gli operai della Whirlpool. Sette giorni e sette notti. Da quando i dirigenti dell'azienda hanno comunicato la cessione dello stabilimento di Ponticelli con una 'x' rossa su una slide. Una decisione arrivata dopo che, a ottobre scorso, era stato firmato un accordo con il Governo per il rilancio industriale e dopo aver usufruito degli ammortizzatori sociali. "Giovedì abbiamo lavorato e nessuno ci ha detto nulla. Venerdì abbiamo trovato i cancelli chiusi. Quella 'x' ci ha ucciso, ci hanno voluto cancellare".

Qualcuno è alla prima notte ed è preoccupato: "Non credo che riuscirò a dormire. Non chiudo occhio da una settimana". Molti, quasi tutti, ha dovuto spiegare ai figli che cosa sta accadendo: "I miei figli sono abbastanza grandi da capire, l'atmosfera a casa è molto pesante". Con il passare della notte, i capannelli si diradano, il volume delle discussioni si abbassa. L'angoscia è palpabile, ma non c'è rassegnazione.

Si attende l'incontro al Ministero dello Sviluppo economico del 12 giugno. Gli operai sono pronti a proseguire a oltranza. "Ho 44 anni - afferma un lavoratore - Se esco da questo cancello dove vado? Mi hanno tolto tutto e non ho più nulla da perdere. Per questo motivo, resterò qui finché non mi daranno una soluzione, anche se dovessi passarci tutti i miei giorni".  

Servizio di Massimo Romano, redazione NapoliToday
 

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