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Giovedì, 9 Dicembre 2021

Piovella (Soi): nostro unico obiettivo è la tutela del paziente

Contro maculopatie bisogna usare i farmaci a disposizione

Milano, 19 mag. (askanews) - "A Soi non può essere imputato nessun tentativo strumentale di alterare quelle che sono le regole di legge, quella che è la tutela dei pazienti, quello che è sempre stato il nostro unico obiettivo primario".

Il presidente della Società Oftalmologia Italiana Matteo Piovella non ci sta a essere coinvolto nelle nuove polemiche che

riguardano quello che definisce "il più grande scandalo" da quando esiste il nostro sistema sanitario nazionale: quello sui farmaci contro le maculopatie.

La vicenda è entrata nel vivo nel 2014 quando l'Antitrust accertò la sussistenza di una concertazione "pervasiva e continuata" allo scopo di manipolare "la percezione dei rischi dell'uso in ambito oftalmico di Avastin", farmaco della Roche, rispetto al Lucentis prodotto da Novartis.

Parallelamente alla multa si sono aperte però indagini e altri processi, compreso il giudizio che si sta concludendo a Roma e che è arrivato quasi alla scadenza dei sette anni, prima della prescrizione. E ancora, sempre su sollecitazione di Soi, il giudizio in cui la Corte dei Conti ha indagato su un potenziale spreco di denaro per oltre 200 milioni di euro.

"Il problema pratico è che il sistema è stato compresso e noi oggi siamo in grado di dare solo il 30% delle terapie che viene dato in Germania, in Francia o in Inghilterra. È ovvio che le motivazioni che hanno causato questa limitazione di terapia sono molto semplici: prima di tutto le direttive di Aifa hanno affidato a fantomatici centri d eccellenza - che sono stati poi identificati solo in alcuni ospedali - la possibilità di erogare la terapia. Risultato: non più di 250 medici dei 7000 oculisti italiani sono in grado di fare la terapia", precisa.

Inoltre Piovella punta il dito contro un sistema di controlli sui farmaci che rallenta pericolosamente il percorso di erogazione di una terapia così importante.

"Si chiede solo - afferma - visto che è stato strumentalmente attivato da otto anni un sistema macchinoso, esagerato, di

ritornare a un sistema normale di farmaco vigilanza. Niente di anomalo. Niente che possa ledere il diritto dei pazienti ad accedere alla cura".

In questo momento secondo Piovella, dal momento che si è sotto del 70% di cura dei pazienti, bisogna usare i farmaci che si hanno a disposizione.

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