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Lunedì, 6 Dicembre 2021

Prof. Bernardini: test sierologici per valutare risposta vaccini

"Armonizzare le diverse metodiche e capire quanti ne servono"

Roma, 5 nov. (askanews) - Mentre si parla diffusamente di terza dose di vaccino anti Covid, di Green pass con scadenza temporale dopo il ciclo vaccinale e di tamponi ravvicinati per chi ha deciso di non vaccinarsi, ad oggi i test sierologici sembrano ancora l'unico strumento per monitorare l'effettiva risposta immunitaria di una persona in modo semplice, rapido e su larga scala.

Sergio Bernardini, professore di Biochimica clinica e Biochimica molecolare all'Università Tor Vergata di Roma: "I test sierologici mettono in evidenza gli anticorpi, in particolare di classe Igg, contro il virus del Covid. Sono preferibili quelli che possono essere quantitativi e quindi che vengono eseguiti normalmente nei laboratori analisi. Sono molto più affidabili di quelli non quantitativi eseguiti con test rapidi tipo card e situazioni del genere".

Chi ha contratto naturalmente il virus e dimostra di avere sviluppato gli anticorpi, oggi è comunque obbligato, per avere il Green pass, a sottoporsi a 2 dosi di vaccino. È davvero necessario? Potrebbe essere utile misurare la quantità di anticorpi per conoscere il livello delle proprie difese immunitarie?

"Possono essere molto utili innanzitutto per vedere la prevalenza della malattia, quindi quante persone sono state affette nel tempo dalla malattia" e "potrebbero essere utilizzati per verificare la risposta alle vaccinazioni".

Ed inoltre c'è il problema del mancato reciproco riconoscimento tra vaccini nei diversi Paesi, dal russo Sputnik al cinese Sinovac: "Dobbiamo avere una armonizzazione delle metodiche, eseguire diffusamente nei vaccinati il dosaggio degli anticorpi e verificare che i vaccini abbiano una risposta comparabile: a questo punto sarebbe più facile questo mutuo riconoscimento tra i diversi vaccini e si riaprirebbero le frontiere senza quarantene".

Se condotti in strutture sanitarie qualificate, i test sierologici potrebbero essere maggiormente utilizzati anche per supportare le decisioni in ambito vaccinale. Ancora il professor Bernardini: "Non è detto che fare le due dosi significhi protezione, perché ci sono delle persone che rispondono molto meno. Potrebbe essere di aiuto se riusciamo ad armonizzare le diverse metodiche, a trovare un cut-off che indichi protezione, cioè quanti anticorpi servono, far sì che questi anticorpi fatti con diverse metodiche e diversi vaccini siano riconosciuti da tutti e comunemente confrontabili. Dopodiché l'anticorpo potrebbe essere una dimostrazione di una vaccinazione efficace. Potrebbe essere migliore del Green pass che abbiamo oggi".

Le informazioni fornite dai test sierologici sembrano essere dunque un potenziale poco sfruttato. Ma attenzione: "Chiunque sia vaccinato o abbia un alto livello di anticorpi può benissimo essere l'ospite di un virus, un portatore sano del virus: la mascherina, la distanza sociale, devono essere comunque utilizzate, perché una persona vaccinata o con un'eccellente risposta anticorpale può comunque veicolare il virus e trasmetterlo agli altri".

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