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Rapporto RSF 2020: 7 giornalisti su 10 uccisi in paesi in pace

Una tendenza che si precisa, eliminati per inchieste scomode

Roma, 29 dic. (askanews) - Pessime notizie per i giornalisti dal rapporto 2020 di Reporter senza frontiere: 7 giornalisti su 10 uccisi nell'anno che si chiude sono morti in zona di pace. Pauline Ades-Mavel, redattrice capo e portavoce dell'organizzazione, spiega che sono stati presi di mira ed eliminati deliberatamente per le loro inchieste scomode, imbarazzanti per i governi o la criminalità organizzata.

"Sono 50 giornalisti uccisi, un numero simile al 2019 quando erano stati 53, ma si profilano nuove tendenze; molti sono morti in paesi in pace" spiega Pauline Ades-Mavel.

Cifre stabili ma i giornalisti al lavoro sul terreno sono stati di meno, a causa dell'epidemia: "Il 68% per cento, quindi oltre i due terzi dei giornalisti uccisi, sono morti in paesi in pace perché sono stati presi di mira deliberatamente. Hanno pubblicato reportage e inchieste che disturbano, soprattutto alcuni governi o la criminalità, e per questo sono stati eliminati. In Messico per esempio quest'anno sono morti otto giornalisti che indagavano sui cartelli. L'anno scorso erano stati dieci. Il Messico, un paese in pace, è sempre in cima alla classifica dei paesi più pericolosi per i giornalisti. Uno dei dati inquietanti del rapporto è che sette giornalisti sono morti nel corso di manifestazioni, semplicemente perché erano in strada a seguire un corteo; è una tendenza che vediamo ovunque nel mondo", spiega la portavoce di RSF.

Per questo Reporter senza frontiere chiede ai governi e alle istituzioni internazionali di agire contro l'impunità e per proteggere i giornalisti sul terreno. "Succede dappertutto, lo abbiamo visto nell'Unione Europea, in Asia, in Africa, sul continente americano soprattutto negli Stati Uniti; abbiamo visto con il caso Floyd giornalisti sempre più presi di mira perché seguivano le manifestazioni, come i giornalisti d'inchiesta".

E per l'Italia? Il rapporto indica che 20 giornalisti sono sotto protezione della polizia a causa di minacce mafiose. Il livello della violenza contro i reporter cresce, soprattutto a Roma e nel centro sud. Nella capitale diversi giornalisti sono stati attaccati e insultati da membri di gruppi neofascisti e sostenitori del movimento 5 stelle. Nel complesso, secondo il rapporto, i politici sono meno virulenti, ma la libera stampa rischia di essere minata da alcune decisioni governative come la riduzione dei sussidi statali all'editoria. Il rapporto di RSF ricorda che l'Italia è considerata al 41esimo posto nel mondo nell'indice mondiale per la libertà di stampa; due posizioni in più, era 43esima nel 2019.

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