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Salone della CSR: finanza e sostenibilità, rapporto virtuoso

Panel con Sandri (Blackrock) e de Cesaris (Pirelli)

Milano, 3 ott. (askanews) - Finanza come leva per lo sviluppo sostenibile: se ne è discusso all'ottava edizione Salone della CSR e dell'innovazione sociale nel corso di un panel che ha messo a confronto esponenti delle imprese e rappresentati del mondo finanziario.

Giovanni Sandri, responsabile per l'Italia di Blackrock, la più grande società di investimento del mondo, non ha dubbi sull'importanza che la finanza avrà nel costruire un sistema economico più sostenibile. "Siamo convinti che la finanza abbia un ruolo importante nel processo di transizione sostenibile - afferma - E semplicemente perché la finanza è nelle condizioni di poter reindirizzare gli importanti flussi economici verso quelle attività che sono più orientate al raggiungimento di obiettivi di sostenibilità nel lungo periodo".

Vincenzo de Cesaris, Head of Finance e Risk Management del gruppo Pirelli, che ha partecipato al panel al Salone della CSR, spiega a sua volta perché la finanza sia attratta dalle aziende virtuose e cosa le aziende devono fare per intercettare questa tendenza di investimento. "Il mercato finanziario negli ultimi anni ha preso atto del fatto che le eccellenze che investono in ambiente, governance e in obiettivi sociali gestiscono meglio i propri rischi, sono aziende meno rischiose, e vuole quindi portare e investire i propri propri flussi finanziari in queste tipologie di aziende - spiega de Cesaris - Le aziende per poter catturare questi flussi hanno bisogno di iniziare un percorso che le porti a redicontare quegli obiettivi di sostenibilità raggiunti, e prima misurarli e ancora prima a inserirli in un proprio percorso di pianificazione strategica".

Essere spinte dal mercato finanziario, che fornisce l'ossigeno per la vita delle imprese, a ripensare processi produttivi e organizzazione si traduce per le realtà imprenditoriali in uno sforzo tanto impegnativo quanto vitale. "Devo rispondere in modo diverso a seconda che si parli delle aziende in generale o di Pirelli. - prosegue de Cesaris - Pirelli ha la sostenibilità nel proprio Dna. Non ha dovuto adeguare i propri processi al nuovo fenomeno della finanza sostenibile: sono anni che ha un percorso integrato che inserisce i propri obiettivi di sostenibilità all'interno del piano industriale e che definisce i target anno per anno. E' altresì vero che abbiamo come Pirelli interesse a partecipare ad un sistema che evolve sempre di più e che sia sempre più virtuoso, da qui quindi la nostra partecipazione al CFO Taskforce for SDG. Se parliamo delle aziende in generale, queste per stare sul mercato devono seguire i nuovi trend. E i nuovi trend soprattutto in questo momento periodo post-covid sono stimolati anche dalla politica fiscale e vengono finanziati dal mercato. Ed è per questo che inevitabilmente, anche Pirelli, per seguire i nuovi trend che sono basati proprio su quegli obiettivi di sostenibilità tutte le aziende dovranno adeguarsi a nuovi scenari".

Anche se la finanza sostenibile è una tendenza non nuova, siamo oggi in una fase particolarmente visibile e concreta nei suoi effetti sula vita delle imprese. Ma come tutti cambiamenti anche questa evoluzione ha un costo, sia parte di chi investe sia da parte di chi accede ai capitali. Alla fine chi pagherà questo costo? "Innanzitutto non è un tema di costi, ma un tema di opportunità - sottolinea Sandri - Riteniamo che la sostenibilità sia un'opportunità sia per chi fa il nostro lavoro, cioè per chi investe, ma anche per le aziende che dalla sostenibilità potranno avere tante occasioni di sviluppo e crescita di business stabile nel lungo periodo. Mi permetto di dire che in realtà per Blackrock questo non è un tema nuovo. Blackrock da sempre parla di 'lungo periodo': quando investiamo per contro i nostri clienti lo facciamo con un orizzonte temporale non di breve, riteniamo che sia importante produrre valore nel lungo periodo. E oggi quello che diciamo può essere sintetizzato così: si scrive lungo periodo si legge sostenibilità".

Il 2020 è l'anno orribile della pandemia che ha avuto il suo effetto devastante sul mondo dell'economia. E ancora non prevedibili sono le ricadute che avrà sulle dinamiche di sviluppo sostenibile"Il covid è stato un . acceleratore, è un acceleratore - dice de Cesaris - Ha costretto e costringe le aziende, soprattutto le aziende manifatturiere, a ripensare il proprio business model: quello che valeva prima non necessariamente vale per il futuro; devono identificare i nuovi trend, capire quali siano e agire di conseguenza. Se posso fare un esempio per quanto riguarda l' automotive, se prima il fenomeno dell'auto elettrica era un trend già presente, molto probabilmente come conseguenza del covid e degli stimoli fiscali che i governi vareranno, avrà un'ulteriore accelerazione. Quindi l'investimento nei veicoli elettrici e in pneumatici per veicoli elettrici acquisisce un dimensionamento nuovo, una rilevanza nuova.

"Il covid è stato ed è tuttora un'esperienza terrificante - conclude Sandri - Però se c'è una cosa di buono è che è risultato in uno stress test eccezionale per dimostrare una tesi che in realtà sosteniamo da ben prima del covid stesso, e cioè che l'attenzione alla sostenibilità sia un'attenzione che produce dei ritorni nei portafogli finanziari. Con il covid questa cosa si è vista: le aziende più attente nel loro modo di condurre il business agli aspetti di sostenibilità sono aziende che sono dimostrate più resilienti".

( luca.ferraiuolo@askanews.it )

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