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Sanremo 2021, strade e bar vuoti: è il festival dell'era Covid-19

Atmosfera surreale nel primo giorno della kermesse

Sanremo, 2 mar. (askanews) - Bar e ristoranti desolatamente vuoti, strade deserte a parte pochi addetti ai lavori e qualche sanremese di passaggio, alberghi con meno della metà delle stanze prenotate e soprattutto nessun assembramento di fan in cerca di autografi o di un selfie davanti al Teatro Ariston e agli hotel che ospitano i cantanti in gara. È una Sanremo irriconoscibile, quasi irreale, quella che si prepara ad ospitare il 71esimo festival della canzone italiana, il primo ai tempi del Covid.

Sembra lontana anni luce la città che non dorme mai, brulicante di vita a ogni ora del giorno e della notte, che eravamo abituati a vedere durante la settimana del festival. E anche se da lunedì ristoranti e bar hanno potuto riaprire al pubblico grazie al ritorno della Liguria in zona gialla, a differenza della vicina Ventimiglia che paga il boom di casi in Costa Azzurra, è pochissima la gente seduta ai tavolini nella giornata inaugurale della kermesse, nonostante il sole e l'aria primaverile, come sottolinea Andrea Di Baldassarre, presidente di Confcommercio Sanremo.

"È un'atmosfera surreale, un'atmosfera un po' particolare per un festival che rappresenta il polmone più importante per la città di Sanremo e non solo. Ci rendiamo conto che non potrà mai essere il festival degli altri anni e sicuramente non lo è".

Tra tutti i settori quello alberghiero è forse l'unico che è riuscito a limitare le perdite, anche se si è comunque registrato un crollo nelle prenotazioni rispetto agli anni passati in cui era difficile trovare una stanza libera non solo a Sanremo ma in tutta la Riviera dei Fiori.

"Noi abbiamo dei cali impressionanti. L'albergo è il comparto che bene o male avrà meno crisi da questo festival perché comunque la gente negli alberghi ci dovrà dormire. Dai dati che ci arrivano il settore alberghiero ha comunque un calo del 50 o del 60%".

Ancora più grave è la situazione che stanno vivendo bar e ristoranti, come spiega Roberto Berio, titolare del Ristorante Glam, che sorge proprio accanto al Casinò, che, dopo mesi di chiusura a causa del Covid, ha parzialmente riaperto per ospitare la sala stampa del festival che accoglie appena un centinaio di giornalisti rispetto ai 1500 delle ultime edizioni.

"Diciamo che dal punto di vista della città è un festival dimesso, anzi dismesso, perché c'è pochissima gente in giro e pochissime persone nei ristoranti. C'è solo una manifestazione televisiva che non coinvolge la città come negli anni belli quando tutti gli artisti giravano nei locali e c'è un clima da grande festival come sono i festival di Cannes o di Hollywood".

Secondo gli operatori economici sarebbe stato meglio rinviare la manifestazione di qualche settimana, nella speranza che la pressione del Covid nel frattempo calasse.

"Noi avevamo proposto all'inizio di rinviarla quantomeno a metà aprile, invece l'hanno ficcata in questo periodo di piena pandemia, con tutte le conseguenze del caso".

Anche le poche persone che passano davanti dal Teatro Ariston parlano di un festival un po' triste.

"Si respira un po' l'aria che si respira da tutte le parti purtroppo in questo momento in Italia". "È desolante, proprio una tristezza".

Tra i sanremesi insomma c'è poca voglia di sorridere e c'è anche chi sottolinea polemicamente che altre trasmissioni televisive non hanno dovuto rinunciare totalmente al pubblico in sala come nel caso del festival.

"È una trasmissione, noi vediamo in televisione tutti i giorni le trasmissioni che fanno con tanto di pubblico. Con accorgimenti, con separè e con mascherine perché non farlo"?

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