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Martedì, 18 Gennaio 2022

Schiavone (Cgie): elezioni Comites un flop umiliante e immeritato

"Ora rivedere completamente il senso della rappresentanza"

Roma, 10 dic. (askanews) - Le elezioni per il rinnovo dei Comites si sono chiuse con una bassissima partecipazione, complice non solo la difficile situazione pandemica ma anche le modalità di voto e uno sforzo di comunicazione insufficiente.

Un risultato che rappresenta una delusione per il Comitato generale degli Italiani all'estero (Cgie), come spiega ad Askanews il segretario generale Michele Schiavone intervistato a pochi giorni dall'apertura della IV Conferenza plenaria Stato-regioni-provincie autonome-Cgie in cui la questione della rappresentanza degli italiani all'estero sarà uno dei principali temi di discussione.

"Il passaggio elettorale per il rinnovo della rappresentanza di base dei Comites è diciamo a tutt'oggi soprattutto per noi impegnati in prima linea, una ferita profonda e avremmo voluto che questo passaggio diventasse un impegno popolare per individuare ed eleggere figure territoriali che potessero dare linfa e spirito di iniziativa a questi organismi. Purtroppo la modalità di partecipazione scelta dal governo, ovvero l'opzione, ha prodotto un topolino - una ferita profonda che bisognerà rimarginare perché gli italiani all'estero sono interessati alla loro rappresentanza, sono interessati a creare le condizioni per rappresentarsi presso le istituzioni diplomatiche e consolari italiane e soprattutto verso le autorità locali, spesso sono loro stessi rappresentanti nelle autorità locali: bisogna pensare il futuro con gli occhi egli altri, e non con gli occhi propri.

"È stato un flop: il risultato di per sé ci rammarica e soprattutto umilia chi si è speso per oltre 35 anni a dare una rappresentanza che oggi raffigura una battuta d'arresto, però questa è una storia sulla quale bisogna riflettere per rivedere completamente il senso della rappresentanza a tutti i livelli, dai Comites al Cgie alla rappresentanza parlamentare e non solo.

"Nessun male viene per nuocere ma nel momento in cui si fa analisi e autocritica ognuno deve fare la propria parte perché in realtà siamo responsabili tutti ma il popolo degli italiani all'estero deve essere messo in condizione per potersi esprimere, partecipare alla vita civile e politica ovunque essi vivano ed è compito dello stato agevolare, fornire e creare le condizioni affinché questa partecipazione diventi realtà e non un alibi, come quello che si è verificato in questi ultimi 15 giorni fino al 3 di dicembre.

"Siamo molto rammaricati e dispiaciuti, non meritavamo questi risultati perché da sempre si era insistito su una riforma che producesse modalità di partecipazioni diverse e soprattutto attraverso una partecipazione prodotta dalla comunicazione, che è stata insufficiente se non inesistente in alcune parti del mondo".

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