Martedì, 26 Ottobre 2021

Sui vaccini contro il Covid 19 è guerra delle cifre

Da Pfizer a russo Sputnik V si alza l'asticella della concorrenza

Milano, 11 nov. (askanews) - Sui vaccini contro il Covid 19 è guerra delle cifre e si alza l'asticella della concorrenza. Da ultimo il confronto serrato sull'efficacia del prodotto sviluppato da Pfizer e BioNTech, attualmente allo studio, contro il vaccino russo Sputnik V, già in fase di somministrazione dopo una brevissima sperimentazione e che il 15 novembre inizierà ad essere iniettato su un campione più ampio.

Il 9 novembre Pfizer ha reso noto che "il candidato vaccino (opzionato dall'Europa) è risultato essere più del 90% efficace nel prevenire il Covid 19 nei partecipanti senza evidenza di precedente infezione da SARS-CoV-2 nella prima analisi ad interim di efficacia. L'analisi ha valutato 94 casi confermati di COVID-19 nei partecipanti allo studio su 43.538 partecipanti, di cui il 42% con background diversi. Non sono stati osservati gravi problemi di sicurezza" ma "continuano a essere raccolti dati aggiuntivi".

L'11 novembre da Mosca è la volta dell'istituto Gamaleya che afferma "l'efficacia del vaccino Sputnik V del 92% (calcolo basato sui 20 casi confermati di Covid 19 suddivisi tra individui vaccinati e coloro che hanno ricevuto il placebo). Attualmente 40.000 volontari stanno prendendo parte a studi clinici di Fase III, randomizzati e controllati con placebo di Sputnik V, di cui oltre 20.000 sono stati vaccinati con la prima dose del vaccino e oltre 16.000 con la prima e la seconda dose". Giusto ieri il primo annuncio di Sputnik V somministrato a un paziente italiano residente in Russia.

Tra i due annunci, il 10 novembre la sospensione del trial clinico brasiliano del vaccino cinese contro il coronavirus, il CoronaVac della Sinovac dopo "una risposta avversa grave". L istituto di ricerca che conduce il trial, il Butantan, ha parlato di un decesso. Il tutto mentre si attendono ancora i risultati definitivi del vaccino sviluppato da AstraZeneca e dall Università di Oxford, in collaborazione con l'italiana Advent-Irbm di Pomezia: per ora i produttori di questo vaccino hanno rivendicato che sulla base dei test svilupperebbe una efficace risposta immune anche fra gli anziani, un dato tutt'altro che irrilevante.

Mentre si affolla il panorama di aziende attive nella ricerca, dagli Usa già sospinte da Donald Trump quando era in campagna elettorale (Johnson & Johnson, Novavax, Moderna) alla Francia con Vlaneva che rivendica un "approccio tradizionale". Ognuno insomma va per conto suo per ora. E dire che l'Oms aveva lanciato un appello contro il "nazionalismo dei vaccini" e per "un azione strategica e globale".

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