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Trump alza la posta nella battaglia alla Cina, tra virus e dazi

Paragone con Pearl Harbor, ma anche affari: "Ora devono comprare"

Milano, 7 mag. (askanews) - Il Dragone cerca temi concilianti dopo che Donald Trump ha affermato che la pandemia di coronavirus è un "attacco" agli Stati Uniti peggiore di Pearl Harbor o dell'11 settembre, prendendo di nuovo di mira la Cina. Ma Pechino gli ricorda che il nemico è comune.

Il leader della Casa Bianca, facendo ripartire la sua campagna elettorale, ha intensificato la sua retorica contro Pechino,

oltre a ribadire la sua promessa di abolire l'Omabacare, mentre il bilancio delle vittime negli Stati Uniti continua a salire e la popolazione mostra malcontento per l'economia ferma, e la crescente disoccupazione.

Il tema "cinese" nella dialettica di Trump è sinonimo delle sue vittorie commerciali. A un imprenditore che dichiarava di perdere soldi sulle tariffe, Trump ha replicato che i dazi hanno spinto la Cina a promettere di acquistare beni per un valore di 250 miliardi di dollari. "Ora devono comprare", ha dichiarato il presidente. "E se non acquistano, chiuderemo l'affare, molto semplice". Il riferimento è all'accordo siglato all'inizio di quest'anno, quando la Cina ha accettato di acquistare altri 200 miliardi di dollari in beni e servizi statunitensi in due anni rispetto al livello del 2017. E su questo i migliori negoziatori commerciali cinesi e statunitensi si confronteranno la prossima settimana.

Nel loro ultimo aggiornamento i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie (CDC) hanno riportato

1.193.813 casi di coronavirus, con un aumento di 22.303 casi rispetto al conteggio precedente e 2.523 decessi in più arrivando a 70.802. Senza contare le classi meno privilegiate della società americana, come i migranti privi di documenti, che per paura della deportazione, delle spese mediche e di danneggiare la loro ricerca per ottenere lo status legale, si sono ammalati e sono morti di COVID-19 in totale silenzio.

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