Lunedì, 1 Marzo 2021

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Un'altra strana creatura: torna l'unicorno di Chiara Bersani

Emozione in Biennale Danza: "Eravamo tutti tristi uguali"

Venezia, 19 ott. (askanews) - "Fragile. Sradicato. Perfetta vittima sacrificale per chiunque desideri riempirlo di significati". Per Chiara Bersani l'unicorno è questo tipo di simbolo e lei in Biennale Danza ha deciso di tornare a interpretarlo in questo 2020 consumato dalla pandemia. "Gentle Unicorn" è uno spettacolo che ha la forza e la profondità della sua autrice, che riporta sulla scena ciò che abbiamo dimenticato, soprattutto ora. Per questo non era una impresa facile per l'artista.

"Sono arrivata qua - ha raccontato ad askanews subito dopo lo spettacolo veneziano - pensando che era molto probabile che il lavoro sarebbe stato un fallimento, non era assolutamente detto per me che avrebbe funzionato. Adesso mi sento di dire che non è un fallimento, è un'altra cosa, un'altra creatura strana e adesso dobbiamo un po' conoscerci a vicenda. Però in questo sono molto felice".

La creatura che Chiara Bersani crea sulla scena è un corpo collettivo, una somma di presenza sua - lei che è stata definita vera artista della presenza - e assenza di altro, come le parole per esempio. Ma, nello stesso tempo, il suo lavoro genera un dialogo profondo con il pubblico, vive di questo, attraverso il silenzio. Il tempo del contagio, però, ha rappresentato una ferita per chi, come Chiara, vive con un "corpo non conforme", e questa ferita ha coinvolto la relazione con gli altri.

"Sono state dette parole violente verso i corpi fragili - ci ha raccontato la danzatrice - e io mi domandavo veramente come sarebbe stato riencontrare le persone. E' stato bello, io non sono riuscita a leggervi come vi leggevo prima, quando riuscivo a capire cosa aveva emozionato di più. Questa volta non lo so fare, però mi sembrava che eravamo un po' tutti tristi uguali, un po' tutti spaventati uguali, un po' in questa radura c'era come una nebbiolina ed era un po' di tutti quanti. Quindi credo che sia andata bene".

L'unicorno di Chiara Bersani, questa volta, non ha potuto mischiarsi con il suo pubblico, rimasto al di fuori dello spazio del palcoscenico, anche allargato. E questo, ci sentiamo di dire, per quanto più difficile, ha offerto all'artista la possibilità di raggiungere un'intensità ancora maggiore, una forza che nasce dall'evidenza del suo gesto prima che del suo corpo politico.

Ma la messa in scena di "Gentle Unicron" all'Arsenale ha rappresentato anche qualcosa di diverso per il pubblico, accolto da una lettera in cui l'artista racontava di essere consapevole che ognuno di noi per arrivare alla sala avrebbe dovuto in qualche modo attraversare un bosco, la foresta del Presente, mai come oggi oscura e difficile da decifrare. "Diventare pubblico - ha concluso Chiara Bersani - è una scelta molto più radicale di prima, perché è più faticoso, perché ti mette in una situazione più difficile da gestire. E quindi vedendo tante persone mi è sembrato che stessimo affermando qualcosa insieme".

L'unicorno non parla, ma l'affermazione, quella sì, è stata evidente. L'artista ci ha offerto la cornice e gli strumenti, ha costruito la possibilità di questa affermazione. Il contenuto in parte è venuto da sé, in parte saremo noi, che abbiamo assistito allo spettacolo, a costruirlo, giorno dopo giorno, incontro dopo incontro. Mentre ci riconosciamo tutti tristi uguali.

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