Venerdì, 19 Luglio 2024

Una vita senza lavoro? Uno sguardo sul futuro in "After work"

Il docufilm di Erik Gandini riflette su tempo e etica del lavoro

Roma, 7 giu. (askanews) - Uscirà dal 15 giugno nelle sale e sarà presentato in anteprima a Bologna al Biografilm "After work", il documentario del regista

italo-svedese Erik Gandini, una riflessione sull'etica del lavoro e su come potrebbe essere una vita senza il lavoro, in un momento di profondi cambiamenti e rivoluzioni tecnologiche che potrebbero mettere a rischio il lavoro di molti.

Il regista: "Ho voluto cercare di raccontare il lavoro non solo come una necessità ma come un'idea che da 350 anni, in realtà dalla rivoluzione industriale, ha una morsa ideologica sulla nostra vita che sembra difficile lasciare, ci sono paesi molto ricchi dove si lavora anche quando non c'è bisogno, ma in modo quasi morboso... E questo fa riflettere e lo è anche per me, io sono un prodotto di questa idea e il film è stato anche per me un modo per cercare di esplorare nuove possibilità".

Il docufilm racconta persone, vite e impieghi diversi, indagando quattro società molto distanti tra loro: dagli Stati Uniti dove si produce in continuazione e non si consumano le ferie, alla Corea del Sud dove per combattere il "lavoro tossico" è dovuto interventire il governo, imponendo lo spegnimento dei pc alle 18 per far tornare a vivere le persone; dal Kuwait dove quasi tutti hanno un impiego statale ben retribuito per non fare nulla, perché sono in troppi a svolgere poche mansioni, all'Italia dove impazzano i NEET (Neither in Employment, Education or Training) che nel film vengono indagati come fenomeno ma provocatoriamente potrebbero essere una possibilità.

"C'è una riflessione nel film sul fatto che la vita è breve e l'idea che per un terzo dobbiamo spenderla lavorando è una cosa che è data per scontata ma forse è una parentesi dell'umanità, non abbiamo vissuto prima della rivoluzione industriale o della nascita dell'etica del lavoro, non vivevamo così, ed entrando in una fase nuova e rivoluzionaria per quanto riguarda la tecnologia forse dobbiamo non solo reinventarci ma anche guardare a un passato non troppo lontano".

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