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Martedì, 21 Maggio 2024

Con "Challengers" Guadagnino ci regala un grande film

Forza atletica, potenza fisica, intelligenza strategica, ogni tanto una furbizia, e tanta resistenza per arrivare a buttare la pallina sempre dall’altra parte della rete, anche quando si è logorati dalla fatica di un rimpallo pressoché infinito. Quante volte abbiamo visto usare il tennis come metafora delle sfide della vita al cinema o nei libri? Con Challengers, in uscita nei cinema giovedì 24 aprile, lo vediamo di nuovo chiamato in causa, dal regista Luca Guadagnino, che lo usa come ambientazione e strumento per raccontare un triangolo estenuante e infuocato di sentimenti e attrazione, che ha il suo vertice appuntito nella luminosa e algida stella del circuito juniores, Tashi Duncan, interpretata da Zendaya, che del film è anche co-produttrice. A rimanere impigliati a rete sono altri due campioncini, Art interpretato da Mike Faist e Patrick, interpretato da Josh ‘O Connor, conosciuto per la parte del principe Carlo nella serie Netflix The Crown

Challengers, la trama

Art e Patrick sono due giovani promesse del tennis americano, e soprattutto sono due inseparabili amici da quando, ragazzini, si incontrarono nella stessa accademia sforna campioni. Il loro percorso, con le tappe obbligate per ogni aspirante testa di serie, è andato avanti di pari passo, nella giostra di tornei, qualificazioni, match, ranking. Quando li incontriamo per la prima volta, li troviamo ovviamente impegnati in un torneo, e sono sul punto di spiccare il volo verso il professionismo.

Tutto fila come sempre, tra vittorie quasi scontate, ammirazione dell’ambiente, gioco di squadra imbattibile in doppio, e una finale all’orizzonte che vede battersi i migliori, ovvero loro due. 

La luminosa routine della vita di Art e Patrick viene però sconvolta dall’incontro con Tashi Duncan, anche lei stella dei campi, da cui vengono prima folgorati vedendola in partita e, poi, del tutto incastrati, durante una festa, quando quella ragazza d’oro del tennis americano entra nelle loro vite, sconvolgendole e facendo esplodere tensioni psicologiche e passionali, sin dal minuto uno.

A prendere subito in mano le redini della situazione è lei, che le terrà ben strette per i successivi quindici anni, in cui tutti i personaggi affronteranno il loro destino, sempre legato a quello degli altri due. Tashi prima sceglierà l’uno e poi l’altro, ma senza mai trovare pace, né riuscire a riempire il grande vuoto che lascia dentro di lei un infortunio precoce che le blocca la possibilità di vivere la vita che voleva, quella di una regina dei campi da tennis. La sua ferita più grande continua a bruciare, mentre anche per le altre due ex promesse le cose non vanno meglio. Patrick con tutto il suo talento, il suo fascino, la sua estroversione, non è in grado di accettare la disciplina necessaria per crescere, sul campo e fuori. Art invece, è l’unico dei tre che i trofei nel professionismo riesce a conquistarli, ma mette tutta la sua vita nelle mani di Tashi diventata sua moglie (dopo essere stata fidanzata con Patrick), sua allenatrice, suo tutto e proietta su di lui la fame di successo mai sperimentato in prima persona, mentre la passione del marito si spegne in quella morsa soffocante.

Così li ritroviamo, i due ex amici, tanti anni dopo, con le loro vite sbandate in cui niente è andato come doveva, a giocarsi uno contro l’altro, la finale di un torneo Challenger, pseudo amatoriale in uno sperduto circoletto di provincia, con Tashi prima impegnata a tramare e infine costretta ad osservare seduta in tribuna, apparentemente impassibile, il loro estenuante duello a colpi di racchetta.

Challengers: adrenalina, fascino e rovinose cadute nel nuovo film di Luca Guadagnino

È un gran film questa nuova opera di Luca Guadagnino, capace di tenere vivissima l’attenzione dello spettatore dal primo all’ultimo minuto. Le vicende di Tashi, Patrick e Art sono raccontate in un vorticoso crescendo di tensione psicologica, emotiva e fisica, e sottolineate dall’onnipresente, ossessiva e perfetta colonna sonora elettronica di Tedd Reznor e Atticus Ross.

Duelli in campo, a bordo campo, fuori campo, in auto o in camera da letto, si susseguono per raccontare una storia di sconfitte e delusioni, amarezze e rimpianti, ma anche di attrazioni (pluralissime) e segreti, ambizioni e invidie. Tre ragazzi che si credono destinati al più luminoso dei futuri, che devono vedersela con la più fragorosa caduta dai piedistalli in cui erano stati innalzati, intrecciano i loro destini nel loro mondo a parte, protetto e patinato, dei campi da tennis. Da quel rettangolo di gioco, in cui devono spendere tutte le loro risorse, muovendosi perpetuamente per rimandare la palla all’altro, con più violenza di come arriva, non escono praticamente mai. 

Il triangolo in cui si ritrovano incastrati è scomodo e doloroso, ma anche eccitante e irrinunciabile. A svettare è la figura di Tashi, vera dominatrice della storia che diventa l’ossessione di Patrick e Art, e che nella sua spietatezza, nella sua ambizione proiettata sul marito, nella sua fame inesauribile di successi sul campo e fuori, cerca di guarire la ferita che le ha rovinato la vita, mentre Art e Patrick si muovono come sotto un incantesimo maligno per buona parte del film, fino a un finale bellissimo che scioglie o lega tutti i nodi, ancora una volta.

Il tutto raccontato con immagini che esaltano la bellezza dei corpi, la potenza dei gesti atletici e quella del desiderio. Tesissimo, magnetico, adrenalinico.

Voto: 8

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