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Domenica, 19 Maggio 2024

La recensione

Valentina Di Nino

Civil war, il film sulla crisi sociale d'America che tutti dovrebbero vedere

Tre cronisti e una ragazzina che vorrebbe diventarlo, in un viaggio alla ricerca dell’esclusiva più importante, negli Stati Uniti devastati dalla guerra civile, dalla violenza, dall’intolleranza e dall’odio, insomma, da quel famoso bagno di sangue che viene dettagliatamente rappresentato. Scritto e diretto da Alex Garland, dal 18 aprile arriva con O1 Distribution nelle sale italiane il bellissimo Civil War. Nei panni della protagonista, la fotoreporter di lungo corso Lee, c’è Kirsten Dunst, mentre Cailee Spaeny è Jesse, la giovane aspirante reporter che si aggrega al suo viaggio nell’orrore, e Wagner Moura è Joel, il giornalista che parte con loro alla ricerca dell’intervista impossibile, ovvero quella al menzognero presidente Usa assediato a Washington dai ribelli, interpretato Nick Offerman. Con loro anche Sammy, Stephen McKinley Henderson, l’anziano collega anch'esso in cerca dello scoop. 

Civile War, la trama

Si parte concettualmente da un fatto realmente accaduto, le immagini dell’assalto a Capitol Hill del 6 gennaio 2021, per poi fare un balzo in avanti in un futuro in cui un presidente in carica rassicura la nazione che i ribelli separatisti che stanno mettendo a ferro e fuoco l’America sono in realtà sul punto di essere definitivamente sconfitti. Che questa sia una colossale bugia lo scopriamo subito quando incontriamo i due giornalisti, la fotografa Lee e il cronista Joel, che si muovono tra le proteste e gli scontri partendo per un viaggio rischiosissimo, con l’obiettivo di arrivare alla Casa Bianca: qualche scatto e le domande giuste per mettere il presidente al muro e costringerlo ad ammettere la verità prima che venga catturato. Durante alcuni degli scontri poi, Lee nota una giovanissima fotografa, Jesse appunto, sua entusiasta fan con grande voglia di imparare, che si aggrega al viaggio così come Sammy, un anziano collega ancora desideroso di andare a caccia di verità.

Il viaggio verso Washington si rivelerà molto più che rischioso, sarà una vera e propria discesa nell’inferno della devastazione generata dall’odio cieco e dalla violenza, in cui la morte si respira e si vive a ogni angolo e i territori sono martoriati dal conflitto e da tante fazioni venute fuori dall’esplosione di una società sempre più intollerante, iniqua e discriminante, fino all’ultima, drammatica, tappa di un viaggio segnato dal dolore e dall’orrore, all’interno della Casa Bianca.

Viaggio nell’orrore della guerra e di una società implosa

Cos’è che rende Civil War uno dei film più inquietanti e impattanti dell’anno? Cos’è che nel film di Alex Garland scava a fondo nella mente dello spettatore e ne stana le ansie di questi tempi confusi? Il fatto che l’ambientazione della storia in un futuro che dovrebbe essere distopico risuoni, invece, sinistramente prossima alla realtà, come una delle tante possibili, non semplicemente come una terrificante ma fantasiosa utopia rovesciata usata come metafora per raccontare altro. 

Garland, attraverso i suoi reporter in cerca di scoop e verità, ci fa immergere senza barriere nelle conseguenze concrete di una realtà fatta di odio, diseguaglianza, discriminazione, di false credenze, di caos, ferocia e morte. Uno scenario che viviamo già in una dimensione che non è ancora esplosa in vero e proprio conflitto armato, ma che sta alimentando polarizzazioni, estremismi, e follie.

Siamo tutti seduti su una polveriera pronta a esplodere

C’è poi il racconto delle devastazioni della guerra guerreggiata, un racconto che entra ogni giorno nelle nostre case, ancora sicure, ma che ci nutre la consapevolezza che siamo tutti seduti su una polveriera pronta ad esplodere, un incendio che, dai territori attualmente in fiamme potrebbe propagarsi a macchia d’olio. Il racconto impattante e crudo che fa il regista di cosa vuol dire stare dentro una situazione di conflitto armato, non può che sollecitare riflessioni del pubblico ad ogni latitudine, per esempio quando, in un momento di tregua, Lee dice a Sammy: “Ogni volta che sopravvivevo a una zona di guerra, pensavo di mandare un avvertimento a casa: voi non fatelo. Eppure eccoci qui".

Un film sulla crisi sociale che sta distruggendo l'America

Ma Civil War è, ovviamente, un film che parla soprattutto della crisi sociale, umana, economica e culturale che sta distruggendo l’America da dentro, e che ha tutte le potenzialità per farla implodere fino a devastarla e renderla un cumulo di macerie insanguinate, mentre la politica assediata non riesce a dare alcuna risposta alle richieste di maggior equità se non la mistificazione della realtà. Garland prospetta all’America, nell’anno delle presidenziali, un abisso a cui guardare con paura, una rappresentazione concreta e devastante, della famigerata immagine trumpiana del bagno di sangue.

Il regista ci porta dentro quest’incubo attraverso un racconto visivo potente e senza sconti, feroce e realistico, e anche opportunamente impietoso. Non ci sono eroi in questo viaggio nella devastazione: né i miliziani, né le istituzioni, né tantomeno i testimoni, che non si immolano unicamente per un astratto senso del dovere, ma per fare il loro lavoro, possibilmente prima dei concorrenti. C’è solo una discesa nell’abisso raccontata nel modo più vivido e diretto immaginabile, come uno scatto che cattura quell’istante perfetto, unico e terribile, in cui c’è tutto l’orrore del mondo, e che a guardarlo sembra di sentire un grido disperato che cerca di fermare un’auto senza pilota nella sua corsa verso il baratro.

Voto: 8

Civil War

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