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Martedì, 25 Giugno 2024

La recensione

Giulio Zoppello

Giornalista

Con "Emilia Pérez" Jacques Audiard ha conquistato Cannes 2024

Jacques Audiard con Emilia Pérez si candida ad essere il film simbolo di questa Cannes 2024 o perlomeno l'opera in grado di mettere d'accordo tutti, pubblico e critica, che raramente come in questa edizione si sono divisi per ciò che riguarda il risultato ottenuto anche dai registi più prestigiosi ed attesi sulla Croisette di quest'anno. Questo mix tra musical, melodramma, narco movie attraversato dal tema della comunità lgbt e senza ombra di dubbio una bellissima sorpresa.

Emilia Pérez - la trama

Emilia Pérez ci fa conoscere Rita Castro (Zoe Saldana) assistente legale di un prestigioso avvocato messicano, la cui vita è avara di soddisfazioni. Sottopagata, senza una vita sentimentale e sociale, cerca un'occasione di riscatto. Questa si presenta con le sembianze del temutissimo Juan Del Monte (Karla Sofía Gascón) un temutissimo boss della droga. La sorpresa però arriva nel momento in cui Juan offre una fortuna a Rita, a patto che lei lo aiuti a trovare chi possa fargli completare la sua transizione da uomo a donna, e mettere al sicuro la sua famiglia in Svizzera, formata dalla moglie Jessi (Selena Gomez) e dai due figli. Costoro non sapranno mai che Juan ha cambiato di sesso e si è rifatto una vita altrove, gli verrà fatto credere che è morto, e Rita avrà una fortuna con cui cambierà la propria vita. Tuttavia, Emilia Pérez, questa la nuova identità del boss, dopo qualche anno si rifà viva con Rita, le chiede di aiutarla a riallacciare i rapporti con la famiglia, ovviamente in vesti diverse e senza rivelare la propria precedente identità.

Da quel momento però, tutto cambierà, lei stessa vedrà il Messico in modo diverso, lì dove il suo passato la tormenterà ma avrà come risultato spingerla verso una redenzione tanto radicale, quanto dalle conseguenze imprevedibili. Emilia Pérez porta la firma di Jacques Audiard, autore anche della sceneggiatura, che cesella un musical assolutamente atipico, un'opera ibrida, dominata da una Zoe Saldana in grande spolvero. La ex Guardiana della Galassia balla, canta, ma è soprattutto la nostra guida dentro un mondo in cui il concetto di trasformazione è il vero, grande, tema dominante di un film che sa essere a volte tenero e altre volte pauroso, che strizza l'occhio al melodramma o ancora di più alle telenovelas da cui arriva lei: Karla Sofía Gascón. Star del piccolo schermo e delle telenovelas spagnole, è l'altra mattatrice di un film dove è difficile decidere chi tra le due sia più brava, ma una cosa è certa: Emilia Pérez è particolarissmo, riesce a coniugare narrazione civile con commedia, e al netto di qualche forzatura nella sceneggiatura, sa anche essere romantico senza però scadere in un eccesso di sentimentalismo.

Un film ibrido che sa come parlare di trasformazione e identità

Emilia Pérez affronta però in modo assolutamente netto il dramma dei desaparecidos messicani, di coloro i quali per un motivo o per l'altro sono finiti nelle fosse comuni o spariti completamente nella guerra dei cartelli della droga, quelli che da decenni rendono il Messico un gigantesco carnaio. Più simile ad una fiaba a volte oscura che ad un film da prendere in modo completamente serio, Emilia Pérez funziona molto bene come dramma universale, ci parla di una persona che si sente a metà tra due mondi, due identità, intese non solo come quelle di genere, ma come la sua stessa essenza di essere umano. Le sue mani sono macchiate di sangue, il cambiamento che insegue la porterà ad essere anche capace di allontanarsi da tutto ciò che la rendeva uno strumento di morte. Selena Gomez in tutto questo svolge il ruolo di simbolo di un'identità femminile latina ancora succube dell'uomo, non emancipata, che cerca un nuovo padrone a cui sottomettersi, interpretato qui da Edgar Ramirez. Stupende le coreografie di ballo di Damien Jalet, buone le musiche di Clément Ducol e le canzoni di Camille. 

Emilia Pérez è quasi completamente recitato in spagnolo, e sa essere tanto trasversale quanto in più di un momento unico per come tratteggia i suoi personaggi. Al netto, di un finale che potrebbe apparire volendo frettoloso e semplicistico, è però soprattutto lontano quindi dagli agi e dalle retoriche conclusoini che tanto piacciono ad Hollywood. Girato in maniera perfetta, dotato anche di una bellissima fotografia, sicuramente si porterà a casa qualcosa da questa Cannes 2024, di cui rappresenta per quello che riguarda il Concorso Ufficiale l'acuto per audacia ed energia, o comunque il momento cinematografico di maggior impatto per la critica e un pubblico, che fino adesso sono rimasti forse un po bocca asciutta. Altro elemento interessante è come, all'interno di una cinematografia dove le minoranze, nel senso più universale, sono teoricamente grandi protagoniste, questo film riesca a portare nuovi spunti di riflessione. Ci dona sopratttutto una nuova rappresentazione di chi non si è mai sentito nella sua vita all'interno di un corpo calzante con la propria identità. Il miracolo di Emilia Pérez è che tutto questo lo porta con sensibilità, fantasia e simpatia. 

Voto: 8

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